sabato 21 gennaio 2012

Meditazione e riequilibrio energetico



Spiritualizzazione della materia
di Alessandro Bruschetti
copyright


"....Ma ci sono cambiamenti che non puoi vedere e
che nondimeno hanno luogo e,  probabilmente,
si tratta dei cambiamenti più significativi."
Richard Bartlett



Meditare per gli orientali significa sedersi ad occhi aperti davanti ad un muro o ad un oggetto, o ad occhi chiusi recitando un mantra e fare il vuoto mentale, in concentrazione e silenzio, mantenendo la vigilanza.

Per noi occidentali questo è molto difficile, perché non fa parte della nostra cultura.                                                                                In più siamo molto stressati e  un occidentale stressato ti dirà, che fare il vuoto mentale è impossibile, ed io dico che è vero, perché ci si addormenta molto prima!

Guardate qualcuno sotto stress..... fa molte cose contemporaneamente, e il suo cervello è sempre in attività multipla,  insomma vive raramente il momento presente con interezza.
Imparare a fare più cose contemporaneamente ci rende molto efficienti, ma richiede sempre più energia e il rischio è che si perda la consapevolezza di quello che abbiamo fatto. Alla fine ci sentiamo inevitabilmente stressati.

Così quando cerchiamo di rilassarci un momento, la nostra mente affollata da mille pensieri, prima di trovare la quiete fatica molto.
E se si fa fatica a rilassarsi significa che c'è qualcosa che non va nel nostro sistema energetico.
Questo squilibrio ci porta ad avere quasi paura del silenzio, e sapete perché? Perché il silenzio ci porta a vibrare su frequenze diverse da quelle in cui siamo abituati a stare nella vita quotidiana.

In realtà la meditazione, dovrebbe servire proprio a questo scopo, portarci a vibrare su frequenze diverse per attingere alla nostra vera essenza, ricaricarci e portare questa energia nella vita quotidiana, dove dovremmo poter esprimere tutta la nostra creatività.
Questo sarebbe il vero scopo della meditazione in cui si resta seduti ed immobili,
 mantenendo il vuoto mentale, l'attenzione e la vigilanza.

Da anni si cerca di poter raggiungere lo stesso obiettivo in modo da aggirare l'ostacolo del vuoto mentale, con tecniche di rilassamento più disparate.
Dal training autogeno, all'auto-ipnosi, alle visualizzazioni, fino alla meditazione guidata.

Mi sono soffermata sulla meditazione guidata, perché questa offre una strada, alla luce delle nuove conoscenze e delle ricerche sul cervello, per entrare in uno spazio mentale appropriato senza fatica, in una fase in cui la mente non è ancora libera dai pensieri, ma può essere condotta dall'esterno ovunque si voglia
.
E allora, mi son detta, perché non verso il riequilibrio del sistema energetico?
Partendo da questo presupposto è nata "la meditazione guidata per il riequilibrio dei sette chakra"
Ritrovando l'originale equilibrio, il corpo, la mente e lo spirito si riallineerebbero ricollegandosi alla fonte.

Da questo punto ognuno di noi può ripartire per riprogrammare, come desidera la sua vita.
Certo questo può comportare dei cambiamenti, ma sono proprio quelli che si dice di volere da una vita, senza trovarne la strada. Per chi invece è già in un cammino di crescita è solo una marcia in più ed un  ancoraggio al quale si può tornare ogni volta che se ne sente la necessità.
.
Oggi si sente molto parlare di guarigione in fase theta e questo metodo è molto in voga.
Si tratta di  portare l'individuo in uno stato di pre-sonno e da qui dare delle istruzioni alla mente e al corpo avvalendosi sempre però di un guaritore.
Questo ha la facoltà di creare dipendenza, così ché se dovessimo ritornare in squilibrio avremo sempre bisogno del guaritore, che con la sua energia rimetterà a posto le cose.

Per sua natura la meditazione è una tecnica che, una volta imparata ha la peculiarità di poter essere auto-gestita. Questa dell'auto-gestione è una condizione, che a mio parere, deve essere mantenuta per non perdere completamente quel senso di responsabilità, che una vera crescita personale dovrebbe richiedere.

Di solito si fanno lunghi percorsi per arrivare a trovare le cause dei problemi, che per lo più lasciano le cose invariate, perché le nostre emozioni  e reazioni dipendono dal nostro sistema energetico e non dalla comprensione mentale dei problemi.
Con questa tecnica non ti  prometto di arrivare più in fretta chissà dove, ma ti assicuro, che invece di girare intorno ai problemi andando a cercarne le varie cause, si andrà direttamente allo scopo di riportare equilibrio al tuo sistema energetico e di conseguenza a beneficio della tua salute mentale e fisica, punto di partenza per tendere ad una vita colma di consapevolezza, gioia, e pace interiore.

                                  http://www.equielementi.com/p/la-meditazione-guidata-per-il.html                                                                                         


Dedicato alla tua rivitalizzazione

domenica 18 dicembre 2011

L'attaccamento





 l'energia  scambiata con l'ambiente
con fiducia e amore trasforma  le nostre esperienze in
celebrazioni co-creative di vita



Considerando che l'amore e la paura sono agli antipodi, qualunque cosa io faccia per paura di perdere l'oggetto del mio attaccamento, necessariamente non può essere amore.
E' il senso del possesso e non l'amore che fa provare paura nelle più svariate forme.
Può essere paura del giudizio, paura della solitudine, paura di confrontarsi, paura di deludere, e tutto questo può essere chiamato "attaccamento", ma sicuramente non amore.

Sapete?... L’attaccamento quando si manifesta si camuffa d’amore, a volte anche da odio, lo possiamo riconoscere perché quando è solo attaccamento fa soffrire, diventa mania, ossessione. Sta tutto nella nostra mente e si propaga come un’onda a lungo raggio l’ha sempre fatto, fino a convincerci, che se non ci attacchiamo a qualcosa, siamo degli insensibili, senza dei veri sentimenti.

Quando diventi vittima dell'attaccamento a cose, persone o situazioni, fossero anche dei nemici, sia che tu li tenga o che li perda ti struggi, ti auto-distruggi.
Vuoi sapere di cosa si tratta?
Questi non sono dei buoni sentimenti, ma emozioni cariche di negatività.  L’odio è attaccamento, peraltro anche l’attaccamento, che confondiamo con l’amore è una emozione carica di negatività.


E' difficile da accettare tutto questo vero? Eppure è proprio così!
E' tempo di imparare a distinguere, l'amore dall'attaccamento. Se c'è amore dentro di me non c'è attaccamento,  non sentirò ansia, o nostalgia, né rabbia, né gelosia, non sentirò alcunché se non la gioia dentro di me....
E' anche tempo di diventare consapevoli del continuo dialogo interiore condizionato da esperienze passate, che forte della paura perpetua il tranello di sottrarci energia.

Ogni attaccamento è un fardello che non ci appartiene realmente, appartiene solo alla gamma dei più radicati condizionamenti vecchi e nuovi. E' una gabbia dentro la quale, a volte ci sentiamo al sicuro, ma a ben vedere dopo un po' ci rendiamo conto che siamo imprigionati, nella ripetizione di esperienze, che la nostra mente ha vissuto come traumi creando la sua propria verità e da cui continuiamo ad attivare emozioni cariche di negatività in un girotondo interminabile.

Una volta scoperto quest'inganno la cosa migliore da fare è quella di liberarci da questi attaccamenti e affrontare il cambiamento. Come?
Per prima cosa bisogna accorgerci, che spesso con la paura anticipiamo una sofferenza che realizza se stessa.
Secondo bisogna avere il desiderio di lasciar andare la sofferenza, anche lei fa parte degli attaccamenti, e terzo avere fede che lasciandola andare non ci sarà perdita, ma guadagno.

Il distacco nasce dalla consapevolezza che siamo noi a creare la nostra realtà sia nel bene che nel male, anche se l'illusione di questo mondo ci fa credere il contrario.
Comprendere questa verità è la chiave dell'equilibrio, e quando si impara nell'equilibrio tutto diventa più facile e più leggero. A volte fa bene ricordarcelo, a volte ci sembra indispensabile tuffarci nell'esperienza traumatica, per poi, alla fine capire la stessa cosa.


Dal momento che realizziamo, che i condizionamenti distorti della nostra mente di superficie stanno creando la nostra sofferenza, lavorare su se stessi è l'unica via possibile!
Possiamo compiere volontariamente lo stesso processo di condizionamento della nostra mente, che un tempo abbiamo subito nostro malgrado, fornendogli oggi informazioni, che noi stessi desideriamo e che questa volta vadano a nostro vantaggio. Questo processo potremo chiamarlo "apprendere nuovi programmi". Questo è anche il modo certo per uscire dalla gabbia e riprendere in mano il potere della nostra vita.

Rinnovata energia darà luogo ad emozioni equilibrate.  Per una buona salute,  dai informazioni sane alla tua mente e otterrai armonia tra corpo, mente e spirito. 
A questo scopo ho il piacere di anticipare ai miei lettori, che a breve saranno pronte una serie di meditazioni  per il riequilibrio dei sette chakra da me preparate e condotte.
La qualità dell'energia dei chakra determina lo stato di salute psico-fisica attraverso il quale si esprime la nostra coscienza....

Dedicato alla tua rivitalizzazione

A tutti l'augurio di  un felice Natale e altre feste serene
Margherita

sabato 15 ottobre 2011

Dalla pena alla compassione

Resurrezione studio 1977 Alessandro Bruschetti - Copyright -

"Quello che conta non è quello che fai, ma lo spirito con cui lo fai"

Nella nostra cultura occidentale la parola "compassione" e quella di "pena" sono accomunate come se fossero sinonimi e quindi suscitano lo stesso sentimento.
Tanto che citando un detto "Meglio fare invidia che compassione" possiamo notare come la parola "compassione" può essere sostituita con la parola "pena" senza apparentemente cambiare il senso della frase, perché si intende compassione come il sentimento della pena (colpa da espiare).
Questo equivoco crea grande confusione e stati d'animo conflittuali ogni volta che ci troviamo di fronte a qualcuno che ci sembra abbia bisogno di essere aiutato.
Mi ero spesso domandata perché nel fare l'elemosina a qualche mendicante, o lasciandomi convincere dal vucumprà di turno, si scatenasse in me quel senso di rabbia e frustrazione che mi diceva :- No..... così è meglio non fare la carità. -
Ho analizzato a fondo il problema e sono giunta alla conclusione che:
l'enorme differenza che contraddistingue il senso della pena dal senso della compassione non può restare ignoto a chi voglia tenere un comportamento congruente e conoscere il perché di questa spiacevole sensazione a cui è legato il sentimento che la parola pena suscita in noi.
Siamo tutti più o meno consapevoli a qualche livello che il senso della parola pena è legato a quello di colpa e espiazione quindi anche a quello di paura.

Vediamo perché:

se qualcuno piange raccontandoci i suoi drammi, verbalmente o in qualsiasi altro modo, suscita nei poco attenti quel senso di pena, così ben inculcato dalla chiesa, che in più di un modo sollecita il senso di colpa, se non ci si pone in una posizione di soccorso e aiuto materiale.
E' quello che ti fa dire:- Poverino quello non ce la fa, io lo aiuterò costi quel che costi.
Se non lo farò sarò colpevole, se lo aiuterò avrò fatto una buona azione e sarò libero dal senso di colpa. -

Spesso però tutto questo discorso non è affatto conscio, ma quello che diventa conscio è che tu sei più fortunato di lui e quindi è tuo dovere aiutarlo.
Se lo farai non solo avrai assolto un tuo preciso dovere morale, ma potrai sentirti così alleggerito dal senso di colpa e anche sentirti più grande e più importante.
Pensaci bene, quando aiuti qualcuno c'è dentro di te un sentimento di vera gioia e com-passione
(empatia)? O è il senso di colpa che ti spinge al soccorso, magari con una punta di vanagloria per la tua magnanimità?..... Questo è quanto suscita la pena!

E' questa solamente una trappola sia per chi dona con quell'intenzione, che per chi si pone nella situazione di suscitare pena.
Perché dico questo?
Perché mi conosco e so quanto è abile il nostro ego a convincerci che:

1 Non siamo in grado di farcela

2 Che avremo bisogno delle risorse degli altri, altrimenti soccomberemo

3 Che siamo dei martiri

4 Che ce l'abbiamo messa tutta e non c'è più niente da fare.

Per questo ci appoggiamo a chiunque abbia un po' di pena per noi.
E' così che ci nutriamo dell'energia dell'altro, il cui servizio viene vanificato.

Valutiamo adesso la compassione nel senso più pieno del suo significato:
Se ho com-passione per una situazione o per qualcuno vuole dire che lo com-prendo, (che lo prendo in toto così com'è) se sbaglia lo capisco, e sono pronto al perdono, qualsiasi cosa io decida di fare mi darà gioia, perché proprio in virtù della com-passione posso sapere che quello che mi si chiede potrebbe anche non essere il meglio per me e per lui. Perché quello che mi sta a cuore è la vera gioia di entrambi.

Vuol dire: io ti conosco e ti capisco, so chi veramente tu sei.
Riconosco la tua grandezza e la onoro.
So bene, che quello che sono i tuoi drammi non sono altro che illusione creata dall'ego, che cerca di convincerti di essere impotente, perché conosce solo la possibilità di suscitare pena.
Tu puoi prendere atto delle tue risorse e puoi lasciar andare questo falso e illusorio atteggiamento, che credi sia l'unico possibile per te.
So quanta paura, quanta sofferenza e quanto bisogno d'amore, si cela dietro questi atteggiamenti, che corrodono la tua vita e quella di chi ti sta vicino.
Il mio aiuto per te sarà la mia com-passione!
La vera compassione può renderti consapevole di tutto ciò, abbandonando la pena potrai vedere anche tu chi veramente sei e quanta forza e quante risorse risiedono in te.

La compassione non si limita al solo prendere atto, ma si estende all'attivazione
di tali risorse attraverso il perdono di se stesso e dell'altro.
Ecco il vero servizio!
E' in atto oggi un vero rivoluzionario cambiamento, che va contro gli insegnamenti finora giunti a noi da ministri poco attenti o inconsapevoli.
Questa nuova comprensione si avvicina sicuramente di più al vero sentimento della compassione trasmessoci dall'insegnamento del Cristo.

Il piano su cui sperimentiamo la realtà è oggi investito da grandi energie, che ci forniscono la possibilità di comprendere che:

sarebbe completamente vanificata la morte del Cristo se la compassione, con la quale ha potuto prendere su di se e perdonare tutte le colpe degli uomini, fosse servita solo a suscitare pena per la sua morte, e a farci sentire nuovamente colpevoli.

La verità è che Lui è risorto per far si che, questo evento non fosse una sua esclusiva, ma che con l'apertura di questa porta anche noi potessimo attivare la nostra resurrezione, attraverso la compassione e il perdono, per riconoscerci tutti nella sua gloria.

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita

giovedì 22 settembre 2011

La forza del pensiero

"Colui che guarda all'esterno dorme, colui che guarda all'interno si risveglia"

Carl Jung



Vi siete mai chiesti come mai è tanto difficile ottenere qualcosa con la sola forza della volontà?
La nostra vera forza è nascosta nell'ombra.

Avete presente un iceberg?
La parte emergente pare enorme, eppure la parte sommersa è molte volte più grande.
Ebbene questo è il paragone che si potrebbe fare tra la parte della nostra volontà, parte cosciente e la parte sommersa, quella che molti definiscono l'ombra o ego.

Quando si è instaurato un sistema di condotta nelle nostre abitudini e con la volontà vogliamo contrastarlo, noi non ce ne rendiamo conto, ma è come se comandassimo alla parte emersa dell'iceberg di andare in una direzione, mentre l'altra parte quella nascosta viene sospinta nella direzione opposta da tutte le forze dell'inconscio.

Per questo motivo quando decidiamo di ottenere qualcosa con la sola forza di volontà, faremo grande fatica.
Per questo motivo si vive in perenne conflitto tra il volere qualcosa e lo sforzo immane per ottenerlo.
Se la resistenza è più grande della volontà si fallisce.
Qualcuno potrebbe pensare, che fare qualche cosa per rafforzare la volontà potrebbe essere una buona strada.

Anche se rafforzare la volontà aiuta ad essere più disciplinati, i nostri desideri spesso non possono essere esauditi, perché il nostro subconscio rema contro la nostra decisione.
Quindi rafforzare la volontà non farà che inasprire la lotta mettendo in gioco maggiormente le forze dell'ego.

Chi guida queste forze che quasi sempre hanno la meglio sulla nostra volontà?
Queste forze sono, guidate dalle esperienze del passato, che ci hanno visto fallire, dalle convinzioni createsi in seguito ad emozioni distorte, dalle credenze nostre e di chi ci ha educato, che hanno convinto l'ego che siamo impotenti o non meritevoli.

Insomma il famoso inconscio collettivo fa da guida a queste nostre forze.
A causa di tutte queste convinzioni distorte il nostro inconscio ha forgiato il suo carattere, di cui oggi è costituito.
Esso non ha mai buttato nulla, non poteva farlo!

Quando qualcuno, in genere delle autorità, dicevano una qualsiasi cosa, il subconscio la immagazzinava senza poter discernere.
Era una forza senza direzione alla quale qualcuno dava una direzione.

Poi sono cominciate ad arrivare le indicazioni contraddittorie e allora la cosa si è fatta sempre più difficile, l'inconscio stesso non sa neppure più quale direzione prendere, a chi dare ascolto.
E allora si chiude nella sola emozione che gli rimane, la paura che lo immobilizza e sabota i nostri migliori propositi per impedirci di realizzarli, impedendoci anche qualsiasi cambiamento.

Ecco spiegata la forza delle resistenze, che si manifestano per farci desistere dalle nostre migliori ispirazioni e desideri.

E se potessimo darla noi stessi una direzione a questa forza?

Si può, è un sogno che per qualcuno si sta già realizzando.
Per riuscire a buttar via tutto ciò che ci danneggia e ci scoraggia, le vecchie obsolete esperienze, le frustrazioni, che fanno parte di un passato ormai morto,occorrerà fare fatica, ma questa verrà ben presto ricompensata perché potremo illuminare quella forza senza direzione.

In questa nuova era c'è già chi ha aperto la via, e il supporto di tecniche al corpo come la respirazione consapevole, e altre rivolte a ridarci un nuovo equilibrio, ci aiutano in questa nostra grande impresa.
Ecco perché oggi abbiamo la possibilità di indirizzare la forza verso molti nuovi valori, che possiamo sostituire ai vecchi.
L’amore e il perdono verso noi stessi e verso gli altri, la fiducia, l’integrità, l’autostima, il coraggio, la pace.

Completato questo lavoro potremo vedere senza sforzo l’esaudirsi e la realizzazione dei nostri più grandi desideri.
Tutto l'iceberg verrà sospinto istantaneamente nella situazione voluta, perché non ci sarà più alcun contrasto tra quello che desidera il cuore, la mente e anche l'inconscio.
La forza libera dalla paura e dalle resistenze potrà manifestarsi in tutto lo splendore dei suoi preziosi valori.

Questa è la nuova direzione, in cui avremo a disposizione tutta l'energia che stava nell'ombra, e saremo in grado di attingere alla nostra creatività, che unita alla volontà di agire dà origine alla "forza del pensiero"

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita




sabato 20 agosto 2011

Le tre vie per le nostre emozioni


Esistono tre vie per dirigere le nostre emozioni:

La prima è quella di reprimerle (contenimento)
La seconda è quella di esprimerle (rilascio)
La terza è quella di elaborarle ( trasformazione)

Contenimento
Il vecchio insegnamento era quello di reprimere le emozioni in modo da non agirle sull'ambiente.
Questo è buono solo in un primo tempo, in quanto ci permette di mantenere la facciata di rapporti civili con il prossimo.
Però contenere a lungo emozioni, non elaborate, senza mai esprimerle genera nel tempo rancori, che accumulandosi possono diventare veleno per noi e per chi ci sta intorno.
Il risultato peggiore è che con il tempo si finisce di perdere consapevolezza, di ciò che sta alla base di tale rancore, e ad un tratto quella facciata di perbenismo, potrebbe esplodere e diventare in un momento guerra dichiarata contro tutti in cui l'unico perdente sei tu.
In pratica questa è la via del riempimento di un contenitore, che contiene fin che può fino a tracimare. In alternativa, quando si fa leva sul senso di colpa come in alcun religioni, la distorsione dell'emozione può provocare vittimismo o isolamento.

Rilascio
La seconda via è quella in cui impariamo a non contenere troppo le emozioni. e quindi prendendo atto delle nostre emozioni, cerchiamo di manifestarle solo in ambiti protetti, nei casi in cui hai iniziato un lavoro su di te.
Non prendiamo qui in considerazione chi sfoga regolarmente le proprie emozioni distorte sull'ambiente senza freni, perché stiamo facendo un'analisi delle possibilità di crescita personale.

Per ambiti protetti intendo: piangendo o sfogandosi, prendendo a calci o a pugni qualcosa con fini terapeutici, oppure parlando col confessore, dallo psicologo, in seminari o stage, dove altri possono assistere ai nostri sfoghi di rabbia, paura, odio, confusione, dolore.
Suscitando nei più attenti comprensione per se stesso e per l'altro.
Anche questa è una buona via, anzi più evoluta della prima, ma fermarsi qui potrebbe significare cristallizzarci nel senso di ineluttabilità di come siamo fatti, e di rassegnazione di come siamo destinati a reagire.
Ciò significherebbe restare immobili al solo prendere atto, mantenendoci nella dualità senza possibilità di ulteriore crescita.
Se prendiamo questa via come un modo per far luce e far affiorare le nostre emozioni più nascoste nel nostro inconscio questa è un'ottima via, purché sia di passaggio.

Ma se la praticheremo al oltranza, questa è la via per coltivare le nostre emozioni distorte, che a lungo andare può essere pericolosa quanto la prima. Si finisce cosi con l'assomigliare a chi non ha ancora intrapreso un percorso di crescita su di sé e, che istintivamente dà sfogo incontrollato ad ogni emozione agendo sull'ambiente, avendone però in questo caso coscienza.

Il problema sta nel fatto che più diamo sfogo a queste emozioni, più diventa un'abitudine nella nostra vita e questo crea una nuova personalità, che tenderà all'impertinenza, fino all'arroganza.


Trasformazione
Esiste poi la terza via :
Consiste nell'elaborazione delle nostre emozioni che si percorre con un processo di consapevolezza globale. Un aspetto di questo processo è quello di porsi domande del tipo:
Come si è generata in me quell'emozione?
E' proprio vero che la colpa è di quello che l'ha fatta scatenare in me, o lui è solo stato il mezzo che ha fatto luce su un'emozione, che era già dentro di me?
E se questa emozione era già in me quale è stato il primo evento che mi ha reso consapevole di questa emozione?
C'è un modo più appropriato di comportarmi senza soffocare queste emozioni dentro di me, e senza influenzare negativamente né me né il mio prossimo?
E in quali eventi avrei potuto agire in modo meno aggressivo, o meno passivo senza ferire nessuno pur restando nella verità?
Domande di questo tipo susciteranno risposte sempre più approfondite, e aiuteranno la nostra creatività a studiare modi migliori per rapportarci agli altri.
Un giorno potremo renderci conto, che non c'è colpa che non possa essere perdonata, sia nostra che di qualsiasi altro.

In pratica impareremo poco alla volta, l'elaborazione del dato per esperire e verificare che qualsiasi torto fatto o subito, qualsiasi emozione provata può essere elaborata, fino alla totale e indolore eliminazione della distorsione, permettendoci un permanente stato di pace con noi stessi e con gli altri.
Affiancheremo a questo, un metodico inserimento di dati nuovi nella nostra mente, respirazioni, meditazioni guidate, (ne trovi esempio nel post parlato) insomma dati consciamente voluti.
In breve ricostruiremo un modello mentale allineato alla originaria gioia del cuore, sostenuta dalla consapevolezza e dall'amore, che distingue ogni essere divino quali noi siamo dall'origine, risvegliandone la memoria.

dedicato alla tua rivitalizzazione

Margherita