sabato 18 dicembre 2010

Il potere che c'è in te!



....serve il coraggio di ascoltarsi, allargare il cuore e manifestare quel che per troppo tempo è stato soffocato.
( Poetyca )

Aprire le porte al nuovo, al diverso, adattarsi alle situazioni, anche se non erano previste ti permette di sperimentare la vita e di godertela anche in situazioni difficili, perché non sono gli avvenimenti che la condizionano, ma lo spirito con cui l'affronti.

Dovremmo comprendere il potere che abbiamo in noi stessi e come possiamo agire per utilizzarlo a nostro favore, anziché affidarlo agli eventi per poi sentirsi vittime di una realtà, che abbiamo creato con quello stesso nostro potere.

Quanto più i tuoi ideali sono guidati da idee fisse e racchiusi dentro rigidi schemi, meno avrai la possibilità di raggiungerli.
Spesso ci sentiamo svuotati senza più energia e non ne conosciamo i motivi.
Di solito semplicemente lo chiamiamo stress e pensiamo di non poterci far niente.

Ma se io posso ridurre il livello di stress quando mi dedico ad attività più piacevoli, allora lo stesso stress può essere un messaggio che mi indica la strada verso il cambiamento.
Eh sì perché a volte mi costringe a pormi domande quali: cosa posso cambiare, o limitare?oppure: è possibile cambiare la mia percezione?

"Padroneggia il tuo respiro" è il mio mini corso di respirazione che risponde a questi interrogativi non in modo intellettuale, ma agendo direttamente sul corpo può farti cambiare la percezione della realtà, riducendo il livello di stress e pacificando le emozioni.





Ciò dovrebbe farci riflettere sul fatto, che il nostro potere è sempre presente e dipende solo da noi usarlo o meno a nostro vantaggio.
Gli eventi sono ineluttabili solo se ci aspettiamo il peggio senza far nulla.

Se agiremo dandoci l'opportunità di cogliere le occasioni, potremo trarre insegnamento anche dagli eventi più drammatici.
Usciremo dalla visione ottimista o pessimista e potremmo stupirci di come possiamo migliorare la nostra vita.

Prenderemo coscienza che siamo sempre stati noi a creare la nostra realtà attraverso il potere che abbiamo utilizzato.
L'unico cambiamento sarà quello di aver aumentato il nostro grado di consapevolezza.
Con questo potremo volontariamente cambiare il nostro stato energetico attraverso azioni concrete.
Il potere dell'intenzione è il nostro potere personale, che non andrebbe mai confuso con il potere sull'altro.

Attraverso il controllo e la volontà sull'altro attrai solo insicurezza e paura.
E' questo un tipo di potere che ti porterà non solo molte delusioni, ma anche uno spreco di energie tale, da abbassare le tue frequenze a volte fino alla depressione.
Mentre attraverso il potere personale dell'intenzione attrai serenità e gioia e ottieni tutto ciò di cui hai bisogno.

Sarai guidato dalla fiducia in te stesso e negli altri e questo permetterà agli avvenimenti della tua vita di collocarsi e organizzarsi sempre in modo perfetto.
Dedicato alla tua rivitalizzazione

Margherita

venerdì 26 novembre 2010

Aprire le porte delle nostre prigioni.


"Tieni stretta la grande immagine e tutto il mondo verrà a te. Verrà senza subire danno e troverà pace e felicità"
Lao-Tzu



Autore del quadro
Alessandro Bruschetti
L'impennata 1954



Per raggiungere i nostri ideali, abbiamo necessità di sapere e pensare in un certo modo.
Spesso i nostri ideali coinvolgono altre persone nella nostra vita.
Questo è l'errore nel quale possiamo incorrere più facilmente.

Pensiamo di raggiungere degli ideali attraverso la manipolazione di qualcun altro, invece di sintonizzarci ed accettarlo così come è.
Ciò è ben lungi dal subire situazioni che mettono a repentaglio la nostra integrità.

Questi e molti altri sono i modi in cui chiudiamo volontariamente le porte delle nostre prigioni.

Le delusioni esistono solo per coloro che ripongono aspettative negli altri.
Le aspettative mal riposte sono le responsabili del senso di tradimento di cui a volte ci sentiamo vittime.

Possiamo desiderare qualsiasi cosa, ma se pensiamo che la situazione in cui ci troviamo, è opera di qualcun altro o del destino crudele, oppure della sfortuna e cerchiamo con le solite modalità di allontanarci da una situazione che non ci piace, combattendola e facendo resistenza ad essa, non solo sprecheremo gran parte della nostra energia, ma la probabilità di ripetere la stessa situazione all'infinito è pressoché certa.
Un altro dato certo è che il cambiamento deve partire da noi e non dall'altro.

Abbiamo allora tre possibilità:
-Cambiare la situazione, rimodellandola (fare di necessità virtù)
-Vedere la situazione sotto un'altra ottica (ad es: cosa sto imparando?ecc.)
-Allontanarsi dalla situazione trovandone una più idonea.(mi dissocio non mi appartiene)

Cediamo il nostro potere personale e siamo vittime dell'ignoranza del nostro ego quando, ci fissiamo su qualunque cosa che ci prende al punto da impedirci di vivere serenamente e con gioia qualsiasi altra cosa.
Facciamo mente locale che siamo sempre noi a scegliere, sempre, anche se non ce ne rendiamo conto. Persino non scegliere o subire è una scelta.

Anche comunicare in un certo modo piuttosto che in un altro è una scelta, come lamentarsi, arrabbiarsi o al contrario mantenere la calma.
Prendiamo coscienza, che potremmo gestire ogni nostra reazione se solo sapessimo come farlo.
E' vero che siamo vittime, ma solo delle nostre emozioni, possiamo scegliere di non esserlo più in ogni momento della nostra vita.

Domandiamoci cosa desideriamo, sempre più spesso, la risposta dovrà essere la più onesta possibile.
Se in tutta onestà troviamo la motivazione, che ci spinge al raggiungimento di quel traguardo, non potremo che essergli fedeli.
Poi mettiamoci al lavoro e cerchiamo di raggiungere quell'obiettivo con tutta l'intenzione di cui siamo capaci.

Spesso possiamo accorgerci che il nostro ideale è stato già raggiunto e noi cerchiamo ancora di forzare la mano per adeguarci a schemi preconfezionati, perché siamo ormai nell'ingranaggio.... "che figura ci faremmo a mollare?"

Se possiamo prendere coscienza che i modelli che ci vengono proposti sono creati dall'inconscio collettivo e sostenuti dall'ego per avere l'illusione di contare per qualcuno nel bene o nel male, potremo anche capire che siamo liberi di aderire o meno a questi modelli secondo la nostra verità.

Ma bisogna a questo punto avere in mano la situazione, e questo si può imparare a partire dal nostro corpo, per questo ti segnalo il mio mini corso "Padroneggia il tuo respiro" studiato per armonizzare le tue emozioni e la tua energia e per permetterti di essere sempre presente con chiarezza di idee.

La scoperta della nostra unicità ci restituisce la gioia di esistere e con essa giunge anche l'apertura delle porte delle nostre prigioni, e sposta i nostri obiettivi a più lontane visioni, dalle quali siamo attratti da irresistibile amore.

Saremo quindi guidati dall'ispirazione se ci abbandoneremo al flusso della vita con partecipazione ed entusiasmo e ci accorgeremo di essere sempre stati già, senza saperlo, nella dimensione della libertà.
In questo caso la presa di coscienza sarà la molla, che determinerà il cambiamento delle scelte per il raggiungimento dei nostri ideali.

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita

sabato 6 novembre 2010

Comprendere il "Perdono"


L'occhio magico 1953
Autore del quadro Alessandro Bruschetti

Guardare con l'occhio del perdono
significa amare sé stessi.


Margherita


Nella scuola della vita dove siamo tutti, non tutti siamo alla stessa classe e forse dove tu sei arrivato attraverso esperienze e comprensione, altri possono ancora non essere giunti.

Ad ogni notizia i media cercano di alimentare senza sosta il rancore, lo sdegno, il giudizio.
Occorre diventare consapevoli che questo serve a mantenerci fissi sulle stesse frequenze che tanto osteggiamo in atteggiamento di critica.

C'è una storiella che esemplifica bene il mio pensiero:

Due monaci, uno vecchio e l'altro giovane si trovano ad attraversare a guado un fiume.
Quando stanno per immergersi nelle acque gelide e impetuose li raggiunge una donna giovane e avvenente, che deve anche lei attraversare il fiume.
Mentre attraversano il guado la donna quasi viene travolta dall'impeto della corrente e i due monaci si vedono costretti ad aiutarla, prendendola tra le braccia, fino a raggiungere l'altra riva del fiume.

Giunti alla riva la donna li ringrazia ed essi si allontanano per la loro strada.
Dopo un lungo silenzio, mentre camminano, il giovane monaco si rivolge all'anziano dicendo:
-Forse non avremmo dovuto aiutare quella donna, dato che le nostre regole non ci permettono di avere contatto con le persone dell'altro sesso!?-

L'anziano monaco allora risponde:
- Noi abbiamo aiutato quella donna ad attraversare il fiume, ma tu la stai ancora portando in braccio!-

Ci sono a volte motivazioni che vanno oltre le regole, e ci sono regole che in certe situazioni non valgono più.
Questo vale tanto per noi stessi che per gli altri, quanto più ci colpevolizziamo o giudichiamo gli altri per qualsiasi comportamento, meno siamo in grado di procedere nel nostro cammino.

Questo non significa permettere ogni mancanza senza discernimento.
Significa invece che da un errore possiamo trarre insegnamento solo se c'è comprensione per quell'errore, altrimenti saremo indotti a ripeterlo fino a quando non lo abbiamo capito davvero.
Significa anche che l'errore e la persona non sono la stessa cosa.

Posso in linea di massima non concepire un errore banalissimo dal mio punto di vista, ma posso essere comprensivo verso la persona che lo ha commesso.

Ecco che il pensiero del giovane monaco era immerso nella paura, nel giudizio, nella confusione, nel conflitto e nel senso di colpa verso se stesso.
Tutto questo legato al fatto che il contatto con la giovane donna aveva risvegliato in lui naturali processi ormonali, di cui si sentiva erroneamente colpevole, impedendosi di viverli con gioia, perché condizionato da insegnamenti appresi, ma affatto digeriti.


Il vecchio saggio con una leggerezza colma di compassione e velata di ironica comprensione induceva al perdono il giovane monaco.
Nel suo pensiero non vi era era ombra né di giudizio né di attaccamento.

Quando, come il vecchio saggio avremo imparato questo pensiero privo di giudizio, allora potremo comprendere cosa fare, e infine procedere liberi da pesanti fardelli.

Prima saremo capaci di comprensione e perdono, prima potremo staccarci dagli eventi e da quelle frequenze che ristagnano a quel livello attirando altre energie simili.

Infatti solo da un errore che riconosciamo come tale possiamo trarre insegnamento.
Questo ci conduce non solo al perdono, ma anche a ringraziare per quella esperienza che ci ha dato modo di capire una cosa in più ed avanzare di un piccolo passo nella scuola della vita.
A scuola si impara, quando si sbaglia ci si corregge mica ci si pente!

Da tempo ho compreso che il senso di colpa, e il pentimento, cristallizzano la personalità in una vita di penitenza, induriscono il cuore e soprattutto impediscono il reale cambiamento per una crescita interiore.
Anche se umanamente siamo lontani dalla perfezione, possiamo però lavorarci!

Si può dare avvio a questo processo ristabilendo un migliore equilibrio nel corpo.
Anche tu puoi farlo partendo da una buona respirazione. "Padroneggia il tuo respiro" è il mio mini corso che ti insegna come ottenerla e con la quale potrai passare dalla confusione alla calma emozionale e poi alla comprensione mentale.
Dalla comprensione all'accettazione e infine al perdono sarà il passaggio per una rinnovata e più gioiosa visione.

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita

venerdì 22 ottobre 2010

Il trucco dell'invecchiamento


La scienza sostiene che le cellule del nostro corpo muoiono e cambiano in continuazione senza che noi ce ne accorgiamo, anzi pare addirittura, che ogni sette anni il processo di rinnovamento sia completato.

Un giorno osservando un grosso pino dalla finestra di casa mia, mi accorsi che una vasta zona aveva dei rami secchi, mentre tutto il resto era ancora verde.
Mi dissi che probabilmente l'albero era ammalato, e mi aspettavo di lì a poco di vederlo morire.
Oppure se fosse sopravvissuto ero sicura che quella zona, che adesso aveva i rami secchi sarebbe rimasta per sempre vuota, lasciando un segno tangibile nella sua chioma.

L'albero invece con mia grande sorpresa non solo sopravvisse, ma mi accorsi di lì a breve, che i rami secchi erano stati sostituiti da altri verdi e rigogliosi.
Non esisteva più alcun buco, che lasciasse intuire minimamente che in quella zona dell'albero ci fosse mai stato un problema.

Mi resi conto di come osservando la natura possiamo a volte verificare da vicino, che quanto appreso da nozioni teoriche sia reale.

Mi domandai come mai il nostro corpo, al contrario dell'albero, che rigenera se stesso come nulla fosse accaduto, non è in grado di fare altrettanto, lasciando invece segni tangibili sul nostro fisico.

Noi attribuiamo il nostro invecchiamento al trascorrere del tempo.
E allora questo rinnovamento delle cellule a che serve?

Gli studi seguiti negli anni successivi a tale osservazione mi hanno condotto a questa risposta.
E' vero che le nostre cellule si rinnovano continuamente, ma è l'ultima informazione che ricevono, che fa da matrice per la nuova cellula.

La carica emotiva, che si accumula nelle nostre cellule ad ogni esperienza di vita, in particolare quelle scioccanti, o vissute come tali, recano con se testimonianza di una realtà soggettiva, che incide profondamente sulla nostra psiche.

Il messaggio viene quindi trasferito alle nuove cellule, che il nostro corpo riproduce in modo identico al passato attraverso la memoria carica delle nuove informazioni, appesantite dal nuovo fardello.

Il nostro sistema ha forse perso la capacità di autorigenerarsi perché non gli diamo più né tempo né modo?
Il trucco per un cambiamento sensato quindi risiederebbe nell'accogliere l'esperienza di volta in volta, ma nel contempo ripulire il sistema carico di emozioni alterate, riportandolo alla sua primaria origine, malgrado l'esperienza.

Dedicarsi del tempo per espellere dal nostro corpo l'accumulo di tossine dovute allo stress e ai pensieri negativi dovrebbe essere la nostra cura quotidiana.
L'eccellente metodo della respirazione consapevole è sicuramente una delle tecniche più valide per una profonda pulizia a livello cellulare.
A questo proposito ti segnalo il mio mini corso di respirazione"Padroneggia il tuo respiro" semplice ed efficace, studiato con cura per aiutare a riportare il nostro sistema energetico al collegamento con la fonte originale e mantenersi giovani.

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita

martedì 5 ottobre 2010

Curiamo anche l'anima!




La nostra sofferenza spesso viene ascoltata soltanto quando appaiono sintomi fisici, ma in fondo sappiamo bene, che dietro ad ogni sintomo fisico si nasconde un messaggio della nostra anima.

Occorre approfondire alcuni temi fondamentali della nostra esistenza come le emozioni distorte, che stanno dietro ad ogni disagio psicologico e fisico.


Contattare la nostra ombra, prendere coscienza della sua esistenza, per poi abbracciarla e fare pace con noi stessi, sono i primi passi sul cammino della risoluzione dei nostri conflitti interiori, che troppo spesso si manifestano come conflitti con gli altri.

La mia passione per i fiori di Bach, mi spinge a proporre una visitazione riguardante lo stato alterato, che il fiore di cui voglio parlale oggi va a riarmonizzare.
Si tratta dello stato CHICORY, che riguarda la categoria di

"eccesso di preoccupazione per gli altri"

La persona nello stato chicory si trova a dare molto senza ottenere in cambio nulla o quasi.
Si aspetta riconoscimento per essere stata ospitale, gentile premurosa, generosa.

Crede, con tutto il suo donarsi, di ottenere la benevolenza dell'altro e comprare così il suo affetto e la sua riconoscenza.
Perde tutte le sue energie dedicandosi agli altri con una generosità fuori dal comune.

Quando dona il suo ego viene soddisfatto, ma il suo donare è pieno di aspettative.
Quando chiede, pretende, controlla, dirige.
Questi atteggiamenti sono spesso accompagnati da sentimenti di gelosia e sospetto.

Ella crede che questo sia amore, condizionata da insegnamenti più appresi che sentiti veramente.
E' prodiga di consigli non richiesti e tende ad essere invadente nei confronti delle persone che soffoca con le sue attenzioni.

Di come ci si dovrebbe comportare ha una assoluta certezza, non considerando che è solo una sua visione.
Abile in molte cose, anche se spesso ha ragione, manca di delicatezza nel far osservare qual è il modo migliore di farle, naturalmente il suo.
Ha però una scarsa autostima e cerca di dar valore alla sua vita attraverso la manipolazione dell'altro.

Sarebbe disposta a fare qualsiasi cosa purché l'altro si comporti come lei ha deciso essere il modo giusto.
Non si rende conto di comportarsi in modo invadente e manipolatorio.

Dà per ricevere, sente un gran vuoto dentro, perché si sente respinta proprio da quelli a cui dedica le maggiori attenzioni.
Se ne domanda il perché, si sente inutile, quasi vittima sacrificale.

A volte questo può causarle malesseri che usa come pretesto per tenere accanto a se le persone.
E' l'atteggiamento della madre esigente, che non ha ancora compreso l'amore indulgente.

In realtà solo lei non vede ciò che gli altri avvertono benissimo, e la conclusione è la più ovvia.
Nel migliore dei casi riceve, invece di amore, sopportazione.

Atteggiamenti predominanti dello stato chicory
Frasi ricorrenti:
....dopo tutti i sacrifici che ho fatto per te.
....lo dico solo per i tuo bene.
....se non segui il mio consiglio allora non conto nulla.

Atteggiamento da coltivare:
Il rispetto per l'altro come persona e non come proprietà

Frase positiva per un potenziale chicory armonizzato:
Dono amore senza condizioni.

Ripetere costantemente questa frase favorirà il riequilibrio dello stato alterato chicory.

Uno stato chicory armonizzato comprende che:

-Bisogna lasciar spazio alle persone per permettere loro di crescere in autonomia.

-Si dedica alla crescita della propria autostima creandosi occupazioni auto-realizzanti.

-Impara a vivere la solitudine come momento di arricchimento interiore.

Se ti sei riconosciuto in questo fiore e vuoi essere autore di un cambiamento significativo della tua vita puoi farne liberamente uso.
Riempi per 2/3 di acqua di fonte una bottiglietta da 30 cc con un contagocce.
Aggiungi 1/3 di brandy più due gocce di essenza, che compri in farmacia o in erboristeria, e il rimedio è pronto.

In alternativa al fai da te puoi fartelo preparare dallo stesso farmacista, meglio se è una farmacia omeopatica.
Prendine quattro gocce per quattro volte al giorno, direttamente dal contagocce.
Fai attenzione a non toccare la pipetta con la lingua, perché la saliva potrebbe far perdere efficacia al rimedio.

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita

giovedì 23 settembre 2010

L'incontro sessuale, un atto "creativo"



Spiritualizzazione della materia 1959
Autore del quadro
Alessandro Bruschetti
copyright

L'incontro sessuale con l'altro è quello che dovrebbe aprire gli spazi per la rivelazione di Sé
stessi.

Margherita



Lo scopo della sessualità non è soltanto quello della procreazione e tanto meno quello di esercitare una prestazione per l'uomo o un atto di sottomissione per la donna.
Oppure come molti credono per dare sfogo ai nostri istinti animali.

L'uomo emancipato pensa alla sessualità come ad un atto per donare e provare piacere; ma non è solo questo!
La sessualità consente il dialogo corporeo, telepatico, emozionale e spirituale fra due esseri.
Lo scopo esplicito della sessualità è quello di creare intimità attraverso i sette chakra, i nostri centri energetici, che collegano il corpo all'anima.

Attraverso i chakra, sostenuti dai sensi fisici e dalla mente, possiamo registrare il mutare delle nostre sensazioni, scambiarsi piacevolmente l'energia e compiere un atto creativo consapevole, non necessariamente riproduttivo.

L'attrazione fisica è il fattore scatenante che attraverso il linguaggio della sessualità trova il mezzo per l'unione fra due esseri.
La sessualità è un grande dono, che permette, quando un essere umano è intimamente coinvolto con un altro, di entrare in contatto con l'Essere Divino, perché ci collega alla scintilla divina che è in ognuno di noi.
Questo è il processo che porta all'unificazione con il proprio Sé.

Tutta l'energia passa attraverso il chakra del cuore che dà equilibrio stabilizzante e unificatore al corpo e allo spirito.






I presupposti per conoscersi ed imparare ad amare tutti gli aspetti dell'altro e di Sé stessi sono il piacere, l'abbandono e la spontaneità più completi, senza la necessità né l'urgenza di possedere l'altro.

Potremo così sciogliere le tensioni dal nostro corpo in modo naturale, spiritualizzare la nostra personalità e liberare la nostra parte emozionale dai conflitti.

Attraversare questo cammino, può risultare pieno di sorprese e farci scoprire aspetti di noi che non conosciamo.


Solo se siamo pronti ad accettare e cogliere queste nuove visioni di noi come opportunità di crescita e di
cambiamento potremo usarle a favore della creatività e della nostra piena realizzazione.

Vissuta in questo modo, la sessualità appaga corpo ed anima spingendo lo spirito verso confini inesplorati dal quale scaturisce il vero "atto creativo"

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita

giovedì 19 agosto 2010

Il respiro è vita.



Il respiro è vita

L'alternarsi di espansione e contrazione, è il movimento dell'energia vitale che contraddistingue l'intero universo.
Noi siamo un universo dentro l'universo e sottostiamo alle stesse leggi.

Ma se ponessimo attenzione, ci accorgeremmo
che, ogni volta che sentiamo un dolore o proviamo una
forte emozione, oppure ci impegniamo in qualcosa per
noi difficile, interrompiamo la nostra respirazione.

Questo è un riflesso istintivo e diventa un'abitudine del nostro sistema nervoso che si allarma e fugge o meglio si ritira.

C'è la necessità di addestrare la nostra mente e il nostro corpo a prendere coscienza delle nostre reazioni condizionate, per poter fare il salto di qualità e ritornare alla legge, che ci apre alla vita vera.

Non è mai scappando o ritirandosi che si risolvono veramente i problemi, ma recuperando lucidità e affrontandoli.

Conformarsi alla legge significa infrangere i confini che ci indurrebbero a dire "Sono fatto così.... non ci posso fare niente".

Sono i limiti che ci siamo posti e l'abitudine o le convinzioni auto-sabotanti che ci impediscono di credere nelle nostre reali possibilità.

Hai mai provato a ribaltare la visione?

E al posto di dire: "Se solo io potessi risolvere quel problema starei bene"
cambiare la frase in:
"So che prendendomi cura di me starò bene e risolverò quel problema".

Oppure hai mai pensato invece di dire:
"Se fossi in un ambiente meno stressato mi stresserei meno".
a porti la domanda:
"Posso fare qualcosa per sentirmi meno stressato nell'ambiente in cui vivo?".

A volte occorre solo far mente locale e porsi la domanda giusta per avere subito la risposta giusta.

E infatti ecco la risposta a questa domanda:

"Padroneggia il Tuo Respiro" è il titolo del mio corso che ti insegna tecniche e strategie per una respirazione consapevole e pone le basi per alleviare ansia, stress, dolori, insonnia e molto altro.

Questo corso insegna a superare le barriere fisiche e mentali che l'abitudine ad una cattiva respirazione hanno imposto al nostro corpo.

Tali abitudini ci allontanano dalla legge che governa la vita e la salute e ci avvicinano alla malattia.

Se vogliamo vivere pienamente abbiamo bisogno di rivedere i nostri atteggiamenti mentali e tornare ad una qualità di vita più adeguata alle nostre esigenze.
L'adeguamento ai ritmi e alle esigenze di oggi è necessario, ma non possiamo dimenticare che siamo esseri viventi e non macchine o robot.

Guardando la natura prendiamo ad esempio un albero:
affinché resti in salute e sia rigoglioso, occorre che sia nutrito dalla luce, che riceve dal cielo, per permettere lo svolgersi dei suoi naturali processi biologici.

Attraverso la terra invece riceve il nutrimento alle sue radici, che più vanno in profondità e più permettono all'albero di innalzarsi.

Lo scambio e l'integrazione di ciò che viene dall'alto con ciò che viene dal basso rende possibile la meravigliosa alchimia che fa crescere l'albero


Con il respiro consapevole prendi dal cielo il nutrimento e l'energia vitale e vivi il presente maggiormente collegato alla Madre Terra, che nutre le tue radici.

In questo scambio energetico continuo tra l'alto e il basso, che ci permette di crescere e vivere in salute, si colloca il respiro.

Per accedere al mio corso "Padroneggia il tuo respiro" clicca qui

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita


lunedì 19 luglio 2010

Il comune senso della responsabilità


Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso cambiare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza di distinguere tra le due.
Tommaso Moro

Comunemente si crede che preoccupazione sia sinonimo di responsabilità.
In realtà i sinonimi di preoccupazione, sono affanno, ansia, apprensione, assillo.

Eppure quanto più ascoltiamo tristi notizie, al telegiornale, o più siamo preoccupati per come sarà la vita tra cento anni sul nostro pianeta, più possiamo emettere giudizi sull'operato di questo o quell'altro, più ci sentiamo persone concrete e responsabili.

Se ci pensi bene non è esattamente il preoccuparsi, ma l'occuparsi di qualcosa che ti rende responsabile.

La tua preoccupazione non cambierà di un millimetro la situazione mondiale, né l'odio, né le ingiustizie, né gli sporchi affari, e tanto meno la falla del petrolio nel golfo del Messico, o il buco dell'ozono nella stratosfera

Sento già le molte proteste:- Ma l'uomo responsabile si preoccupa! -

Se il solo fatto di essere preoccupato ti solleva dai sensi di colpa e pensi con la preoccupazione
e il giudizio di risollevare le sorti del mondo allora " preoccupati pure!"
ma sappi che le frequenze in cui vibri con la preoccupazione andranno ad allargare il campo, proprio di coloro, che tanto osteggi.

I nostri pensieri sono la materia prima con cui creiamo la nostra realtà.
Con la preoccupazione, i pensieri ristagnano nella paura e contribuiscono a mantenere basse frequenze, che non solo non spronano all'azione, ma che si allargano a macchia d'olio e creano un campo di forze negative, che aiutiamo ad espandere con la la nostra preoccupazione.

Quello che veramente potrebbe fare la differenza, è cominciare ad attivare in modo sano le nostre emozioni e occuparci della nostra felicità privata.
Non parlo certo di farsi guidare dal capriccio del momento o indulgere a qualunque sfrenato appetito.
Parlo del desiderio che sostiene la nostra vita, l'amore che ci muove verso la manifestazione di noi stessi.
E tutto ciò non dipende dall'età anagrafica che abbiamo, quella è solo una delle tante scuse dietro la quale ci ripariamo per evitare di prendere in mano la responsabilità della nostra vita.

Agire in modo concreto, come occuparci davvero dei nostri desideri, dei sogni nel cassetto, della nostra salute, facendo il massimo di ciò che ci compete, al massimo delle nostre possibilità. Questo lo possiamo fare a qualunque età.

Potremo, solo così, trasformare tutta l'energia che adoperiamo nella preoccupazione, in azioni concrete rivolte alla nostra profonda realizzazione.

Questa e solo questa è la nostra responsabilità!
Uno, cento, mille, un milione, che prendessero atto di questa semplice verità, creerebbero un grande campo di forza, che potrebbe fare la differenza nel raggiungimento di reali cambiamenti nel mondo.




Adesso hai due possibilità o mantenere la tua posizione di preoccupazione, restando nel comune
senso di responsabilità in cui stai male, allontanandoti sempre più dal tuo equilibrio interiore, oppure ascoltarti e ritornare al tuo Sé, che chiede il cambiamento verso un rinnovato e pieno senso di responsabilità!

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita

giovedì 1 luglio 2010

Nuova musica per nuove sinapsi









Autore del quadro
Alessandro Bruschetti 1951

Copyright








Hai mai sentito quella vocina interna che ti parla, l'hai mai ascoltata?
Lo sai che il più delle volte ti sta ripetendo vecchi condizionamenti, che tu ascolti in modo passivo e ti accordi con lei come ipnotizzato?

Ogni volta che dai retta a quella voce che ti giudica, e ti fa sentire in colpa, vai a rafforzare quelle sinapsi, ( collegamenti neuronali ) che abbassano la tua autostima e la capacità di vibrare su frequenze più sottili, quelle della gioia e dell'amore.

Questa critica autodistruttiva a cui dai tanta credibilità viene da lontano, quando eri piccolo e qualche autorità, più o meno ripetutamente ti sgridava, facendoti sentire sbagliato.
Hai imparato quella lezione come imparassi una poesia a memoria e ora la tiri fuori ad ogni occasione, senza però rendertene conto.

C'è da capire che se quella vocina ti sta insultando e ti tratta male, magari non appena commetti uno sbaglio anche minimo, tu puoi opporti e rispondere che non sei più disposto ad accettare la critica distruttiva.

Puoi riconoscere, naturalmente l'errore, se è dipeso da te, dichiarare che d'ora in poi farai più attenzione, ma gentilmente farle notare, che con le critiche e gli insulti, nessuno ha mai ottenuto grandi risultati, se per risultati non vogliamo intendere farsi nemici e mangiarsi il fegato dalla rabbia.

Si può spezzare la catena di credenze limitanti!
Ora puoi finalmente spegnere quel registratore, che continua a ripetere lo stesso disco da anni
e cambiare finalmente musica.
Si ,puoi finalmente farlo!

Quando ti accorgi, che una tua azione ha prodotto un buon risultato lodati come se dovessi lodare un amico, che abbia compiuto qualcosa degno di lode.

Auto-lodarti ogni volta che ti senti soddisfatto di te, creerà delle nuove sinapsi, che andranno a sostituirsi alle vecchie.

Naturalmente queste non si creeranno in un istante, il lodarsi dovrà prima diventare una buona abitudine e una nuova abilità, come qualunque altra cosa tu abbia imparato nella vita.
Vedrai il tuo umore risollevarsi e con esso si risolleveranno le frequenze in cui vibri.

So bene quanto i cambiamenti fanno paura, quindi ora ti verrà spontaneo chiederti:-E la vocina che fine farà?-
Perché un po' ti ci sei affezionato! E in più ti senti già in colpa solo al pensiero di azzittirla.

Niente paura: la vocina apprenderà docilmente le tue nuove istruzioni.
Lei ripete solo ciò che le viene insegnato, puoi farle dire ciò che vuoi.

Sei tu la tua autorità!

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita

martedì 15 giugno 2010

Cerchi la persona della tua vita?




Riempire la solitudine con la compagnia occasionale è come mangiare dolci per nutrirsi.
Alla fine ti mancheranno le vitamine e i minerali.

Margherita



Se ora ti senti solo, prova a chiederti "quanto mi sono amato?"

Hai desiderato per molto tempo di fare l'incontro con la persona giusta, l'uomo o la donna della tua vita.
Ti dici che se lo incontrassi potresti finalmente sentirti realizzato almeno nell'amore.
Potresti avere qualcuno disposto ad ascoltarti a tenerti compagnia, a capire i tuoi bisogni di affetto e di sostegno.


Tu lo sai che sono tutte illusioni!
Si dentro di te lo sai, e ti ricordo anche che attaccarti a questi pensieri è un ottimo modo per sabotarti e allontanare la gioia dalla tua vita.
Quello che ti fa cercare di riempire quei vuoti, non lo troverai mai all'esterno di te.

Sai perché ti senti solo?
Non hai un vero interesse, una passione che occupi il tuo tempo e le tue energie, qualcosa o qualcuno a cui dedicare anima e corpo.

O meglio ce l'hai, ma non te ne occupi, perché stai aspettando che qualcuno lo faccia per te.

Trascorri il tuo tempo facendo qualcosa che non ti piace, stai facendo un lavoro che non ti appassiona, consumi tutte le tue energie in occupazioni che non ti gratificano, e così quando torni a casa la sera senti l'insoddisfazione, di aver sprecato il tuo tempo, senza aver goduto di nulla.

E allora senti il vuoto dentro e non sai come riempirlo.
Vorresti che qualcuno si occupasse di te e intanto che non c'è ti angosci nell'attesa.

Tu hai già chi può occuparsi di te nel modo migliore, e quello sei tu!
"Ma no" dirai tu "ancora da solo!"

Ci sono modi di vivere la solitudine molto appaganti
Se vuoi puoi cominciare subito:

  • Tutte le volte che ti sorprendi ad insultarti, per esempio (e lo fai più spesso di quanto credi) riprenditi con amore, se hai sbagliato.
  • Sii tollerante nei tuoi confronti.
  • Concediti del tempo per rilassarti, magari facendo un bel bagno con oli e profumi rilassanti.
  • Preparati un buon pasto e assaporalo con presenza di spirito.
  • Ascolta della buona musica rilassante.
  • Sorriditi allo specchio.
  • Crogiolati con una buona lettura, fino a quando non ti si chiudono gli occhi.
  • Gustati il fresco delle lenzuola, scivolandoci dentro.
  • Ringraziati per quanto ti sei regalato e di a te stesso che ti ami come se fossi, l'uomo o la donna della tua vita....
....perché questo è ciò che tu sei!

Inizia ad usare questo atteggiamento di attenzione e di cura verso te stesso ogni giorno della tua vita, fai che questo cambiamento diventi il tuo stile di vita.
Piano piano ti verrà naturale usarlo anche con gli altri.

Gli altri saranno spinti a ricambiare e il mondo attorno a te cambierà aspetto.
Le relazioni miglioreranno, gli interessi sbocceranno, nuovi incontri si verificheranno e molto altro ancora.....

Ricorda che il mondo che ci circonda è lo specchio dei nostri comportamenti e dei nostri pensieri, cambiali e le sorprese non finiranno!

Dedicato alla tua rivitalizzazione

Margherita

giovedì 3 giugno 2010

Rabbia, che paura!

Autore del quadro
Alessandro Bruschetti 1959
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Provare rabbia suscita paura,
perché le abbiamo dato troppo
potere rinnegandola.

Margherita






Sin da bambini ci hanno insegnato a reprimere la rabbia, perché il solo provarla, ci dicevano, è moralmente sbagliato.
Ci hanno condizionato, aihmè in buona fede, con l'ingiunzione di comprendere l'altro, offrire l'altra guancia, perdonare.
Se fai così sei buono, altrimenti sei cattivo.

Ma così non può funzionare, è come mettere un coperchio ad una pentola a pressione senza la valvola di scarico!
Non permettersi di sentire ciò che proviamo soffoca la nostra spontaneità e ci allontana dal nostro centro.

Magari hai provato anche tu quell'emozione esplosiva che ti pervadeva tutto il corpo e che ti imponeva di pestare i piedi, ribellarti, infrangere le regole e l'hai dovuta soffocare sul nascere, pena l'amore dei genitori.
Da bambino hai deciso di rifiutare questo sentimento, perché eri nella convinzione che i grandi sanno sempre cosa è buono e cosa è cattivo.

E invece purtroppo no!
Ma quando ce ne accorgiamo è oramai troppo tardi, certi meccanismi si sono innescati e allora la rabbia, che abbiamo imparato a soffocare, non la riconosciamo più, anzi la neghiamo rinnegando anche quella parte di noi stessi che la provava

Sai quanta energia è contenuta nella rabbia?
Una grande energia se soffocata a lungo implode, fino a sfociare in vere e proprie malattie.

E quando invece esplode, dopo essere stata trattenuta troppo a lungo, può essere devastante per noi e per l'ambiente in cui viviamo.

Allora che fare?
Sai? Non è l'emozione in sé ad essere pericolosa, ma l'uso che ne facciamo.
Possiamo ampliare le nostre vedute e renderci conto, che solo se prendiamo coscienza della nostra rabbia potremo prendercene cura, impararne il pieno controllo e trasformarla in azioni costruttive.

Potrai così accorgerti che la paura di contattarla è dettata solo dall'uso inconsulto che potresti farne.
Bisogna permettersi di fare riaffiorare la rabbia, conoscerla, accoglierla, ascoltarla con atteggiamento di amore e compassione.

L'energia racchiusa nella rabbia, come del resto ogni tipo di energia, non si può distruggere, ma solo trasformare; e il "come" possiamo deciderlo noi.
Con vicino una persona ben preparata, che può indurti a ciò con gentilezza e accoglienza, puoi permetterti di darle riconoscimento, senza timore.

Questa può sembrare una trasformazione temibile, ma in realtà non stai facendo altro che restituirti quella parte di te stesso, che avevi rifiutato insieme alla rabbia e riprenderti tutto l'amore, che ti sei sempre meritato.

La rabbia scompare da sé quando l'energia viene convogliata in modo sano!
Impararne il pieno controllo e dirigerla coscientemente nella direzione voluta ci rende padroni delle nostre azioni, dei nostri sentimenti e ci porta alla scoperta del nostro vero potenziale.

Allora sì, che potremo attuare veramente il perdono, che in primo luogo dovevamo a noi stessi.
Potremo farlo, perché invece che dal perbenismo, dal giudizio e dalla paura, stavolta saremo guidati dall'amore!

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita




mercoledì 26 maggio 2010

No alla compiacenza Si all'integrità



Scegli di dire di si perché è la strada più facile, o perché non vedi alternativa.
Tutte le volte che fai qualcosa che non vorresti fare lo fai perché non hai la forza di dire di no.
O ancora perché ti è stato insegnato che se dici "si" sei bravo e degno di approvazione.

Hai cominciato così a creare la tua maschera che è l'immagine che tu hai di te stesso e che protegge il disagio e il rancore che vi si accumulano sotto.
Sono meccanismi inconsci che ci portiamo dietro da una vita, senza più rendercene conto.

Infatti col tempo a tua sua insaputa hai accumulato molto rancore che ti fa sentire a disagio ogni volta che ti senti costretto a dire "si" a qualcuno.

Ma questo rancore è solo verso te stesso per non aver espresso chiaramente ciò che vuoi!
Così hai iniziato a credere che se ti rifiuti sei scortese, perché se dovessi dire di no uscirebbe tutto il rancore.

Sai perché non hai mai pensato di avere il diritto di rifiutarti?
Perché così facendo ti guadagnavi l'approvazione.
Ma a che prezzo!
E se poi l'altro si offende? questa e la scusa dietro la quale ti ripari.
E' vero solo che l'altro si offende quando lo trattiamo male, non quando rifiutiamo di fare ciò che ci chiede.
Quello che ti sfugge è che puoi parlare con cortesia.
Ricorda che ogni volta che agisci senza convinzione perdi una parte di te.
Compiacere è venire meno alla propria integrità.

Per quanto amore, dedizione o rispetto, provi per qualcuno se ti viene richiesto di dare più di quanto desideri, un cortese ma deciso rifiuto è la migliore medicina per la tua integrità.
Questo atteggiamento ti permetterà di trovare la forza di dire di no con facilità e gioia ogni volta che lo riterrai opportuno.

Cerca dentro di te la motivazione che ti spinge ad agire o meno e troverai in ogni cosa che fai un atteggiamento amoroso, mai inteso come dovere.
Questo sarà l'inizio di un cambiamento che potrà diventare, se vorrai, una nuova abitudine nella tua vita.

La via dell'attività nella gioa ti permette di mantenere un buon equilibrio,
avvicinarti sempre più alla conoscenza di te stesso, e ritrovare la tua integrità.

Dedicato alla tua rivitalizzazione

Margherita

mercoledì 19 maggio 2010

Questione d'autostima


Ogni seme è un desiderio
Kahlil Gibran






L'autostima è la valutazione del Sé.
Ed è il punto di partenza da cui decidiamo se certe cose saremo in grado di farle o meno.

E' ancora la scarsa autostima che ti induce a pensare di non meritare di più e ti obbliga a vivere una vita lontano dalle cose che ti piacciono, così che ti limiti a sognarle timidamente come qualcosa di vago e lontano.

Tu accetti come normali quelle sensazioni che prima o poi le cose cambieranno senza mai prendere le decisioni per un cambiamento vero.

A te soltanto spetta la decisione e non a qualcun altro, come certe volte ti sentiresti propenso a pensare...
Cedi inconsapevolmente il tuo potere personale quando sei guidato dal giudizio, dalla paura e dai dubbi.

Se hai un seme e lo tieni dentro un pezzetto di carta in un cassetto solo accarezzando l'idea che un giorno potrà diventare un bellissimo fiore, ma non ti decidi a piantarlo in terra, a prenderti cura di lui e ad annaffiarlo costantemente con abbondante acqua, le potenzialità di quel seme resteranno per sempre in quel cassetto.

Dentro di te qualcosa sa già che piantare quel seme significa accettare la responsabilità di prendertene cura, stare ad osservare la sua trasformazione e avere poi tanta pazienza e fiducia.

Credi che occorra coraggio per decidersi a piantare quel seme?
Ti senti bloccato a volte mentre pensi che lasciar andare qualcosa di acquisito sia pericoloso?
Occorre ritrovare la propria centralità mettendo d'accordo mente e cuore.

Ma come?

Se solo prendessi in considerazione l'idea che non sia una perdita, ma piuttosto vederlo come il passo naturale per aggiungere valore alla tua vita, già ti renderebbe in grado di farlo facilmente senza sforzo.

L'autostima quindi è uno dei valori che determina i nostri comportamenti, le scelte che facciamo, la vita che viviamo, l'amore che diamo a noi stessi.

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita





domenica 9 maggio 2010

Lo scopo e gli obiettivi!




"Chi ha un perché abbastanza forte può superare qualsiasi come"
Friedrich Nietzsche





In ognuno di noi esiste un grande scopo da realizzare nella vita, forse lo abbiamo dimenticato, ma c'è puoi starne certo.

Mentre gli obiettivi possono essere molteplici e cambiare susseguendosi uno all'altro, lo scopo è unico e spesso bisogna lavorare duramente per individuarlo sotto la miriade di condizionamenti a cui ognuno è sottoposto durante la vita.

Qualcuno lo individua presto e lo tiene saldamente, questo è un grande privilegio al quale possiamo lavorare se vogliamo.

Se però non lo abbiamo ancora individuato niente paura!
Gli ostacoli che incontriamo sul nostro cammino per qualcuno possono essere motivo di scoraggiamento, ma l'atteggiamento più efficace è invece considerare questi ostacoli come un aiuto per centrare meglio ogni obiettivo


Solo se non abbiamo messo a fuoco il nostro obiettivo potremmo sentirci spiazzati per quanto ci accade e questo di solito succede quando abbiamo fissato un obbiettivo che non ci stimola e non ci piace.


Come possiamo non perdere mai di vista l'obiettivo?
Il bambino quando impara a camminare non ha come scopo quello di imparare a camminare.
La mamma conosce lo scopo e sa come interessarlo ponendogli davanti qualcosa che lo attiri.

Sa che così facendo il bambino conquisterà l'abilità di camminare per muoversi nella vita, imparerà l'equilibrio, la stabilità, il muoversi in mezzo alle cose senza farsi male, in una parola crescerà.

Al bambino tutto ciò non interessa, per lui imparare a camminare è solo il mezzo per raggiungere più agevolmente il suo obiettivo perché lo vuole, costi quel che costi.

Allora possiamo anche noi ricordarci come facevamo quando eravamo bambini incominciando a porci dei piccoli obiettivi, purché allettanti.

Come il bimbo si rialza ogni volta che cade, mentre sta raggiungendo il suo obiettivo, non ci scoraggeremo di fronte agli ostacoli che troveremo sul nostro cammino, anzi il superarli sarà motivo di orgoglio, perché se il nostro obiettivo è interessante e sempre ben focalizzato, noi potremo andare sicuri e fiduciosi verso la meta.

Anzi possiamo farlo dando un aspetto ludico a tutto ciò che scegliamo, è il modo migliore che conosco per imparare davvero, ed anche il miglior modo per tenere lontano la sofferenza.

Solo più avanti guardando indietro potremo renderci conto di quante abilità abbiamo conquistato strada facendo, ci accorgeremo che siamo cresciuti e cominceremo a capire che man mano che raggiungiamo i nostri piccoli obiettivi perseguiamo lo scopo della nostra vita.
L'ho sperimentato funziona.

Dedicato alla tua rivitalizzazione

Margherita

mercoledì 21 aprile 2010

cambiare il nostro mondo

Autore del quadro
Alessandro Bruschetti 1937



La tua salute migliorerà quando imparerai a concentrarti su pensieri positivi invece che permettere ai pensieri negativi di dominare la tua mente.

Margherita




Siamo ancora cristallizzati su comportamenti che ci hanno permesso di sopravvivere al dolore di antiche esperienze traumatiche.

Non solo quelle oggettivamente traumatizzanti, ma ancor più quelle recondite, più difficilmente rintracciabili, che da bambini però abbiamo vissuto come traumi a causa della nostra spesso distorta e incompleta visione della realtà.

Così oggi, anche se abitiamo nel corpo di un adulto, il nostro ego è ancora come un bambino ignorante e spaventato che si rifiuta di cambiare atteggiamento, perché nonostante tutto è quella "la strategia che ci ha salvato la vita."

Abbiamo magari dimenticato o rimosso completamente tali ricordi, ma il comportamento è ormai diventato un'abitudine per cui siamo convinti che quello sia l'atteggiamento giusto e l'unico possibile, continuando ad aggiungere distorsioni alla nostra realtà di oggi.

Tutto ciò ci induce a perpetrare i nostri comportamenti anche se possiamo costatare che essi sono fonte di continue sofferenze.

Allora che fare?

Il carattere non si cambia, non lo avete mai sentito dire?

Questo è un'altro imponente condizionamento che ci è venuto dall'esterno e al quale soggiaciamo senza troppe resistenze, perché comunque affrontare un cambiamento è pur sempre un po' scomodo.

E poi quando mai ci è stato insegnato a disfarci dai condizionamenti?

Possiamo però imparare a riconoscerli,... se percepiamo il conflitto significa che c'è un po' più d'amore da dare al nostro bambino!

E se poi sapessimo che tutto ciò che dobbiamo abbandonare è qualcosa che non ci serve più e che ha il solo scopo di ingombrare e appesantire il nostro cuore, non saremmo felici di lasciarlo andare?

Tanto più se sapessimo di poter far spazio a qualcosa di meglio che ci attende da tempo e che neppure sapevamo di poter desiderare?

In una visione più adulta, tanto per incominciare, ogni volta che ci troviamo di fronte ad una di quelle situazioni che fanno scattare i nostri automatismi ormai obsoleti potremmo dire:" ecco questa è la manifestazione del mio dolore di quando ero bambino, è così che ancora oggi lo trattengo."

Prendo atto che questa abitudine non mi appartiene più e che trattenerla ancora danneggia il mio benessere.

Può sembrare una visione insolita quella di capire, amare e perdonare quel bambino che è dentro di noi, in modo che possa finalmente lasciare andare l'antico dolore e far si che le forze di conscio e inconscio si dirigano in un unica direzione.

Potremmo sperimentare qualcosa di completamente nuovo e addirittura appagante per il solo fatto di essere diventati consapevoli di quale potenziale inespresso abbiamo dentro di noi, se invece di uccidere il nostro ego rinnegandolo e punendolo prendessimo l'abitudine di amarlo, istruirlo ed allinearlo al nostro Sé.

Così fino a raggiungere quella serenità in cui la nostra percezione esterna della realtà e quella interna siano in pace tra loro.

Dedicato alla tua rivitalizzazione

Margherita





mercoledì 7 aprile 2010

Il senso dell'umiltà


un fiore non ha bisogno dell'approvazione di qualcuno per manifestarsi in tutto il suo splendore
Margherita




E' importante non confondere l'umiltà con l'umiliazione, questo può essere un errore da pagare a caro prezzo.

Conoscere il significato profondo della parola umiltà può essere molto importante per capire come certi condizionamenti ci inducono a percorrere la strada della mancanza di stima in sé stessi e sfiducia nella vita.

L'umiltà significa essere consci dei propri potenziali e dei propri limiti, della propria forza e delle proprie debolezze.

Sapere che con buona volontà, costanza e determinazione, certi limiti possiamo superarli, perché sono lì apposta per essere superati e credere di potercela fare è credere in se stessi e riconoscersi.

Umiliarsi al contrario, o essere disposti a farsi umiliare è solo la faccia di una medaglia, che da un lato mostra la presunzione di credere di non essere all'altezza o di pensare di non farcela.
Tutto questo ti dà solo il potere di farti compiangere.
Dall'altro lato della medaglia c'è l'orgoglio della propria grandezza perché gli altri possano lodarti.

In positivo o in negativo cerchi il riconoscimento dall'esterno.

Né l'uno né l'altro di questi due aspetti rispecchia la verità del tuo essere.
Sono falsi bisogni dietro i quali ti ripari, solo perché non credi in te stesso e non ti riconosci.

Umiliarsi è credersi vittime di un triste destino, questa credenza è tanto potente da essere auto-realizzante.
E' solo un malinteso senso di umiltà che ti impedisce di credere nel tuo potere personale, che ti fa perdere la dignità della tua persona e ti toglie a priori la possibilità di riconoscerti in tutto il tuo reale valore.

E' più sano e appagante essere orgogliosi della scoperta delle proprie capacità e adoperarsi per manifestarle o commiserarsi per la propria presunta sfortuna e inettitudine?

Ricorda che la scelta spetta a te!

Dedicato alla scoperta dei tuoi talenti

Margherita

mercoledì 31 marzo 2010

La metafora della lombalgia




conoscere gli altri è saggezza
conoscere se stessi è illuminazione
Lao-tzu



Perché ho il mal di schiena?
La risposta c'è, ma a volte è nascosta nei meandri del nostro subconscio.

La schiena o meglio la parte lombare della schiena è associata al primo centro energetico(chakra) esso è relativo alla terra, alla stabilità, al lavoro, alla casa, alla madre.
L'organo di senso correlato è l'orecchio.
L'organo di azione correlato a questo centro sono i piedi.

Quando questo centro è in squilibrio l'emozione ad esso collegata è la paura.
Allora crollano le certezze e la stabilità si tramuta in ansia ed immobilità.

Altre fonti dicono che il mal di schiena si verifica quando due opposte situazioni ci tirano in due opposte direzioni.


Il conflitto che ne deriva, si ripercuote con il dolore a livello delle ultime vertebre della colonna.

Siamo da un lato frenati dalla paura, ma nello stesso tempo costretti a ricercare nuove soluzioni.

Da un lato la razionalità ci immobilizza nel conosciuto, nel dovere, nella volontà.
Dall'altra, qualcosa fuori di noi ci spinge a muoverci, sperimentarci in altri ambiti.

La precarietà del lavoro, ad esempio è qualcosa che oggi fa paura a molti, e più siamo spaventati, più l'ambiente ci dà conferma e sostiene la nostra paura.
Questa prende forma e cresce nella nostra mente nutrita anche dalla paura degli altri, seguendo lo stesso processo di tutto ciò che ci condiziona nella vita.

La paura ci sottrae energia ed a questo punto arriva il dolore, che se preso dal lato giusto può essere considerato una grande fortuna, perché il messaggio dell'inconscio è arrivato finalmente a destinazione.

Ora non ci resta che decifrarlo perché ci è arrivato in codice; in fondo l'inconscio comunica come può!

Esso ci indica la via: attraverso l'orecchio ci invita all'ascolto, i sintomi dolorosi sono la voce.
La parte del corpo colpita dal dolore è la metafora, che viene usata per segnalarci un problema.
La paura rappresenta l'immobilità che non è solo a livello fisico, ma anche a livello mentale ed emotivo.
I piedi rappresentano il mezzo per spostarsi.

E se davvero ci ponessimo all'ascolto e provassimo a spostare l'attenzione invece che fuori all'interno di noi?
Potremmo scoprire qualcosa che non abbiamo mai preso in considerazione, cioè che questa minaccia può essere tramutata in un'opportunità per mobilizzare nuove energie, come ad esempio, i nostri desideri, le nostre aspirazioni, i nostri sogni!

Tutto il nostro corpo può essere visto come un libro che ci parla per metafore, se riusciamo a decodificarne il linguaggio ci avvieremo senza ombra di dubbio alla conoscenza di noi stessi.

Margherita