lunedì 19 luglio 2010

Il comune senso della responsabilità


Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso cambiare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza di distinguere tra le due.
Tommaso Moro

Comunemente si crede che preoccupazione sia sinonimo di responsabilità.
In realtà i sinonimi di preoccupazione, sono affanno, ansia, apprensione, assillo.

Eppure quanto più ascoltiamo tristi notizie, al telegiornale, o più siamo preoccupati per come sarà la vita tra cento anni sul nostro pianeta, più possiamo emettere giudizi sull'operato di questo o quell'altro, più ci sentiamo persone concrete e responsabili.

Se ci pensi bene non è esattamente il preoccuparsi, ma l'occuparsi di qualcosa che ti rende responsabile.

La tua preoccupazione non cambierà di un millimetro la situazione mondiale, né l'odio, né le ingiustizie, né gli sporchi affari, e tanto meno la falla del petrolio nel golfo del Messico, o il buco dell'ozono nella stratosfera

Sento già le molte proteste:- Ma l'uomo responsabile si preoccupa! -

Se il solo fatto di essere preoccupato ti solleva dai sensi di colpa e pensi con la preoccupazione
e il giudizio di risollevare le sorti del mondo allora " preoccupati pure!"
ma sappi che le frequenze in cui vibri con la preoccupazione andranno ad allargare il campo, proprio di coloro, che tanto osteggi.

I nostri pensieri sono la materia prima con cui creiamo la nostra realtà.
Con la preoccupazione, i pensieri ristagnano nella paura e contribuiscono a mantenere basse frequenze, che non solo non spronano all'azione, ma che si allargano a macchia d'olio e creano un campo di forze negative, che aiutiamo ad espandere con la la nostra preoccupazione.

Quello che veramente potrebbe fare la differenza, è cominciare ad attivare in modo sano le nostre emozioni e occuparci della nostra felicità privata.
Non parlo certo di farsi guidare dal capriccio del momento o indulgere a qualunque sfrenato appetito.
Parlo del desiderio che sostiene la nostra vita, l'amore che ci muove verso la manifestazione di noi stessi.
E tutto ciò non dipende dall'età anagrafica che abbiamo, quella è solo una delle tante scuse dietro la quale ci ripariamo per evitare di prendere in mano la responsabilità della nostra vita.

Agire in modo concreto, come occuparci davvero dei nostri desideri, dei sogni nel cassetto, della nostra salute, facendo il massimo di ciò che ci compete, al massimo delle nostre possibilità. Questo lo possiamo fare a qualunque età.

Potremo, solo così, trasformare tutta l'energia che adoperiamo nella preoccupazione, in azioni concrete rivolte alla nostra profonda realizzazione.

Questa e solo questa è la nostra responsabilità!
Uno, cento, mille, un milione, che prendessero atto di questa semplice verità, creerebbero un grande campo di forza, che potrebbe fare la differenza nel raggiungimento di reali cambiamenti nel mondo.




Adesso hai due possibilità o mantenere la tua posizione di preoccupazione, restando nel comune
senso di responsabilità in cui stai male, allontanandoti sempre più dal tuo equilibrio interiore, oppure ascoltarti e ritornare al tuo Sé, che chiede il cambiamento verso un rinnovato e pieno senso di responsabilità!

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita

giovedì 1 luglio 2010

Nuova musica per nuove sinapsi









Autore del quadro
Alessandro Bruschetti 1951

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Hai mai sentito quella vocina interna che ti parla, l'hai mai ascoltata?
Lo sai che il più delle volte ti sta ripetendo vecchi condizionamenti, che tu ascolti in modo passivo e ti accordi con lei come ipnotizzato?

Ogni volta che dai retta a quella voce che ti giudica, e ti fa sentire in colpa, vai a rafforzare quelle sinapsi, ( collegamenti neuronali ) che abbassano la tua autostima e la capacità di vibrare su frequenze più sottili, quelle della gioia e dell'amore.

Questa critica autodistruttiva a cui dai tanta credibilità viene da lontano, quando eri piccolo e qualche autorità, più o meno ripetutamente ti sgridava, facendoti sentire sbagliato.
Hai imparato quella lezione come imparassi una poesia a memoria e ora la tiri fuori ad ogni occasione, senza però rendertene conto.

C'è da capire che se quella vocina ti sta insultando e ti tratta male, magari non appena commetti uno sbaglio anche minimo, tu puoi opporti e rispondere che non sei più disposto ad accettare la critica distruttiva.

Puoi riconoscere, naturalmente l'errore, se è dipeso da te, dichiarare che d'ora in poi farai più attenzione, ma gentilmente farle notare, che con le critiche e gli insulti, nessuno ha mai ottenuto grandi risultati, se per risultati non vogliamo intendere farsi nemici e mangiarsi il fegato dalla rabbia.

Si può spezzare la catena di credenze limitanti!
Ora puoi finalmente spegnere quel registratore, che continua a ripetere lo stesso disco da anni
e cambiare finalmente musica.
Si ,puoi finalmente farlo!

Quando ti accorgi, che una tua azione ha prodotto un buon risultato lodati come se dovessi lodare un amico, che abbia compiuto qualcosa degno di lode.

Auto-lodarti ogni volta che ti senti soddisfatto di te, creerà delle nuove sinapsi, che andranno a sostituirsi alle vecchie.

Naturalmente queste non si creeranno in un istante, il lodarsi dovrà prima diventare una buona abitudine e una nuova abilità, come qualunque altra cosa tu abbia imparato nella vita.
Vedrai il tuo umore risollevarsi e con esso si risolleveranno le frequenze in cui vibri.

So bene quanto i cambiamenti fanno paura, quindi ora ti verrà spontaneo chiederti:-E la vocina che fine farà?-
Perché un po' ti ci sei affezionato! E in più ti senti già in colpa solo al pensiero di azzittirla.

Niente paura: la vocina apprenderà docilmente le tue nuove istruzioni.
Lei ripete solo ciò che le viene insegnato, puoi farle dire ciò che vuoi.

Sei tu la tua autorità!

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita