mercoledì 11 dicembre 2013

Conosci davvero i tuoi nemici?


"Chi vuole uccidere il proprio nemico consideri bene se proprio con ciò non lo renda, dentro di sé, eterno."
Friedrich Nietzsche



Quando odiamo, detestiamo, combattiamo qualcuno crediamo che quell'energia andrà a colpire soltanto il malcapitato, ma non è così, in realtà è contro noi stessi che rivolgiamo tutta quella rabbia e quell'odio. 

E quando quel presunto nemico viene a mancare lascia un vuoto altrettanto grande di quando perdiamo un amore, ci sembra addirittura che sia scomparsa una parte di noi, e ne restiamo desolati, svuotati, sbilanciati. 

Restare senza quel nemico è come se qualcuno avesse amputato una parte di noi, ed in parte è quello che succede davvero.
Ricordate il film "Guerre stellari" carico di simboli e di significati?
Quale messaggio pensate ci fosse nella scena in cui Luke lotta strenuamente con un nemico sconosciuto,  in una grotta oscura e lo abbatte, e nel momento in cui gli toglie l'armatura che gli copriva il volto  scopre un altro se stesso?

Ecco il messaggio: Noi facciamo la stessa cosa ogni volta che ci rivolgiamo a qualcuno con astio e rancore, perché in verità stiamo lottando con  una parte di noi che non riconosciamo.

Preferiamo pensare che quella parte sia esterna a noi per non ammettere che noi stessi potremmo avere quei difetti o qualità che detestiamo o invidiamo.

Poi quando il temuto nemico viene sconfitto non siamo più tanto contenti come avremmo pensato, sentiamo una specie di amarezza, delusione....

E' vero che bene o male un altro capro espiatorio lo troviamo sempre, ma la delusione che ne deriva ogni volta che ne sacrifichiamo qualcuno, da dove deriva? 
Semplicemente dal fatto che abbiamo mancato il bersaglio, guardavamo fuori invece di dentro.
Se solo ci rendessimo conto che di "capri espiatori" ne abbiamo bruciati abbastanza sull'altare della vendetta con il solo risultato di sentirci sempre più delusi dal mondo!....

Il vero problema è che quei nemici sono solo degli specchi della nostra personalità, che riflettono qualcosa di noi che non ci piace, o che al contrario rappresentano qualcosa, che vorremmo raggiungere, ma di cui non ci crediamo all'altezza.
Così mentre neghiamo a priori che le cose stiano così, con la certezza di essere nel giusto, ci accaniamo contro lo specchio di turno, per abbattere quell'immagine, che ci ricorda a che punto siamo o come potremmo essere davvero.

Lo so è dura sapere che se vogliamo ottenere un cambiamento dobbiamo partire da noi stessi.
Ma questa è la realtà; dobbiamo solo rimboccarci le maniche ed iniziare. 
La soluzione e lì a portata di mano: guardare a tutti quei nostri errori senza biasimo né giudizio, e vedere questa come un'esperienza che ci è servita per capire quali sono i veri nemici e cosa ci ha impedito finora di fare i nostri progressi personali.

Abbiamo finora agito sullo specchio, che per quanti sforzi facciamo non potrà cambiare di un millimetro la nostra realtà, mentre collezionavamo sempre più delusioni.

E sono le delusioni che hanno spinto sempre più in profondità la nostra vera natura, senza mai permetterle di manifestarsi in tutta la sua grandiosità.
Incolpare qualcuno dei nostri guai è l'idea più assurda che possiamo partorire, ma lo facciamo quotidianamente raccontandoci che noi non ci entriamo, ma è tutta colpa di quell'altro.

Ragionare in questo modo va a colpire principalmente sé stessi, mentre conferma che quello che manca veramente è la consapevolezza.
Ovviamente anche essere oggetto di calunnie o d'invidia non è  certo esente da responsabilità, è tutto in funzione di scelte  e di cosa si vuole raggiungere più  o meno consapevolmente.
Il risultato è sempre la somma degli addendi.
Perché tutto è UNO e la realtà che vediamo è solo un frammento del  grande gioco a cui stiamo giocando, senza più ricordarci che quando siamo stanchi possiamo tornare alla quiete della nostra Unità, dove regnano pace, gioia e amore ( qui trovi il mio modo personale per farlo) e dalla quale possiamo, solo se lo vogliamo davvero, attingere sempre, per creare una realtà nuova da concretizzare nell'esperienza di ogni giorno

Per fare ciò è condizione indispensabile  prendere coscienza dell'infantile sperpero di energie, che provochiamo con la presunzione, il giudizio e il desiderio di vendetta, nostri  veri acerrimi nemici, che alimentano solo carenza e distruzione. A partire da qui possiamo proclamare la nostra voglia di cambiamento e utilizzare la nostra vera natura concentrando tutta la forza di cui disponiamo nella direzione della creatività e dell'abbondanza.

Dedicato alla tua rivitalizzazione




martedì 5 novembre 2013

Perché ci raccontano le storie?




Le fiabe non sono fatte per far addormentare i bambini, ma per far risvegliare gli adulti.
                                                                                                                                     Armando Siri



Ci sono momenti in cui avresti bisogno del consiglio di un amico o di un'ispirazione Divina per sapere in che direzione muoverti. Ti chiedi:"Che devo fare?"
E ti pare una buona scelta ora l'una ora l'altra soluzione, in un andirivieni di pensieri ripetitivi. E tutti i giorni cercando di fare la scelta giusta ti arrovelli consumando sempre più energia e immobilizzandoti senza prendere nessuna decisione. 

Hai mai pensato che potrebbe esserci un altro modo per trovare la soluzione ai tuoi problemi?

I grandi maestri spirituali, antichi e moderni conoscono bene questo modo, è da sempre il loro stile di vita. Parlo della meditazione il modo per eccellenza di trovare soluzioni ai propri problemi, ma non solo...
questo modo di procedere nella vita ha sempre aperto ai praticanti  visioni più ampie in tutti i campi.

Nel  comune stato di veglia il nostro sistema nervoso ci pone di fronte il problema con tutti i limiti di una mente coinvolta dalle emozioni dai pregiudizi e dai  condizionamenti.
Molti credono che staccare la mente per meditare significhi ignorare i problemi quotidiani e disinteressarsene, mentre piuttosto questa tecnica fa emergere le risposte da un diverso livello dentro di te.

Questi grandi uomini si servono della meditazione perché sanno che le risposte sono già tutte dentro di noi, nella profondità del nostro essere, che imperturbabile sa sempre ciò che è meglio per noi e può trovare soluzioni alle quali con il pensiero razionale non  arriveremmo mai.
Come per esempio aprire un libro in una pagina a caso e accorgerti che proprio lì c'è la risposta ai tuoi interrogativi.

Quella profondità è retaggio di tutti noi indistintamente, se solo ci addestriamo a ritrovarla, ma per lo più la  pigrizia, l’ignoranza e l’incapacità all’auto-disciplina della mente di noi occidentali ci ha finora allontanato da quel tesoro dentro di noi che occultiamo alla nostra percezione.
Tutti i più grandi maestri hanno da sempre attinto a quella fonte inesauribile di conoscenza a partire da Gesù che narrava le cosidette "parabole" per far intendere alle genti i concetti, che altrimenti sarebbero stati troppo difficili per le menti di quell'epoca.

Allora non si poteva raccogliere così fedelmente il loro messaggio, quanto si può farlo oggi, mancando i mezzi adatti alla loro divulgazione di massa. Ma proprio la parte del Vangelo che ci è giunta in maniera più incisiva e di cui si riesce a cogliere maggiormente gli insegnamenti è quella delle parabole, meno soggetta a certi errori di traduzione, che di generazione in generazione hanno a volte reso di difficile interpretazione altri passi dello stesso Vangelo.
Oggigiorno, quasi in diretta, i grandi maestri dei nostri tempi, addestrati come allora a contattare quella parte di sé imperturbabile, generosamente ci offrono ancora parabole, perché i loro insegnamenti ci aiutino a trovare le risposte ai nostri più intimi interrogativi. 

Le più belle storie dell'amato maestro Paramhansa Yogananda sono state estrapolate per la prima volta in Italia e nel mondo dalle sue tante lezioni e raccolte in un unico volume Piccole grandi storie del Maestro . Esse sono il frutto della saggezza attinta da quello stato di coscienza di pura consapevolezza e sono una stupenda occasione per ritrovare la chiave di quel tesoro dimenticato dentro di noi che se riscoperto potrebbe indurci ad un vero e proprio cambiamento.
Attraverso i più svariati personaggi, storie, fiabe o se volete parabole narrano ogni tipo di problematica, in modo leggero e spesso giocoso, ci sensibilizzano sul modo di interpretare la vita, raccontandoci della saggezza che interiormente tutti ci accomuna, e che ci fa riscoprire parti di noi dimenticate parlando al nostro cuore di bambino, affinché l'adulto si scuota dal suo torpore e si risvegli.

Dedicato alla tua rivitalizzazione




mercoledì 16 ottobre 2013

Sussurri e grida


                                                                           

 C'è paura nella voce di chi "grida" le proprie ragioni.
                                                           

Un giorno un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"
"Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro
"Ma perché gridare se una persona sta al tuo lato?" chiese nuovamente il pensatore.
"Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo
E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?"
Varie altre risposte furono date, ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: "Voi sapete perché gridate contro un'altra persona quando siete arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto.
Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più sono arrabbiati tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'un l'altro.
D'altra parte che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano parlano soavemente e perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola.
A volte sono talmente vicini i loro cuori  che neanche parlano, solamente sussurrano.
E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi.
I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."
Infine il pensatore conclude dicendo: "Quando voi discutete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano allontanare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."

Mahatma Gandhi

Ecco come, forti di questo  insegnamento del grande maestro potremmo evitare che i nostri cuori  si allontanino gli uni dagli altri  ed esporre il proprio punto di vista senza doversi scontrare con l'altro:
Abbiamo il dono della parola, ma non basta per comunicare efficacemente con l'altro, specialmente quando ci dimentichiamo di guardare da quale sentimento sono mosse le nostre parole.
Siamo chiamati a cercare quel luogo dentro di noi per riscoprire il modo di sussurrare il nostro amore, invece di gridare le nostre ragioni.

Prendiamo ad esempio le relazioni tra padri e figli che oggigiorno sono spesso tormentate e tormentose. 
Senza accorgersene i genitori utilizzano il servilismo come arma ricattatoria che inevitabilmente si ritorce loro contro.
Trai i miei appunti ho ritrovato questo appello di cui non ricordo la provenienza, in verità potrei averlo scritto io, dato che mi corrisponde fino alle viscere.
In ogni caso se qualcuno fosse già a conoscenza di questo testo me lo comunichi provvederò ad aggiungere l'autore.

"Vorrei fare un appello a tutti quei padri e quelle madri che non vedono vie d'uscita nel loro rapporto con i figli.
I figli pretendono, impongono e si ergono a despoti nelle case dei loro padri, perché non realizzano che è più facile imparare a volare, che combattere una battaglia giornaliera scontrandosi con le paure dei genitori, che non hanno più fiducia nel mondo e tanto meno nelle risorse dei loro figli.
Cosicché l'energia che viene scambiata è intrisa di paura, disprezzo, intolleranza, rabbia, vittimismo.

Padri sappiate che i vostri figli meritano fiducia, e si aspettano che voi gliela riconosciate, essi sono i figli del nostro tempo, e sono qui proprio adesso in questo momento di grandi cambiamenti.
Essi hanno accettato questa sfida attraversando il tempo e le ere e per eoni si sono addestrati per essere pronti ora.
Loro sono i nostri maestri, non rendiamo il compito di superare questo passaggio più difficile a noi  stessi e a loro.
Apriamoci alla certezza della riuscita e sosteniamoli con la vicinanza dei cuori ma  "lasciamoli andare"......

Figli, voi avete il cuore infranto dal dolore, siete impauriti dall'incomprensione che circola nel mondo.
Non sprecate il vostro tempo  a chiedervi come è potuto succedere tutto questo.
Aggrappatevi con tenacia alle ragioni che il cambiamento sta sollecitando.
Voi avete la forza, non sprecatela a combattere inutili battaglie, abbandonate la testardaggine che vi inchioda ai cavilli, andate figlioli, trovate la vostra strada.

I padri vi benediranno quando vi erigerete nella vostra forza e la utilizzerete a vostro favore, invece di rivolgerla contro di loro e verso voi stessi.
Sapete? Non sempre è più forte quello che vince, anzi  a volte abbandonare la battaglia richiede una forza maggiore.
Col distacco dalle animosità del passato e col cuore alleggerito dal giogo della paura potrete benedire i vostri padri per questa forza che vi hanno lasciato in eredità."

Dedicato alla tua rivitalizzazione



                                     
                                                                                                                                                                 

lunedì 9 settembre 2013

Ricchezza o povertà, qual è il vero valore?

                                                                                      
La vera moralità consiste non già nel seguire il sentiero battuto, ma nel trovare la propria strada e seguirla coraggiosamente. 
Mohandas Mahatma Gandhi                                                                              


Quando dici: Vorrei andare a vivere in un isola deserta. Oppure: "vorrei avere tanti soldi così smetto di lavorare." Sei sicuro che questi siano i desideri che vuoi realizzare? A volte ci esprimiamo impropriamente senza neppure accorgerci di dire cose del tutto assurde.

Ah! una volta ne ho sentita una bellissima: "se vinco la lotteria mi metto a coltivare le patate."
E' chiaro come il sole, che chi esprime questo tipo di desideri in realtà vuole esprimere qualcos'altro, ma che evidentemente non riesce ancora a decodificare.
Vuoi un trucco per farlo? Chiediti: "Che scopo ha questo desiderio?"
            
Magari ti senti oberato e pressato da un lavoro che ti costringe a fare cose che non ti piacciono, e vorresti staccare la spina da tutti quei problemi, cosi la tua mente ti propone una soluzione veramente irrazionale. Pensi che se vivessi su un'isola deserta avresti meno problemi di oggi? Sicuramente diversi,  ma probabilmente molto più grossi!

Oppure prova ad immaginare per un giorno, un mese, un anno, la tua vita con un mucchio di soldi.
Hai già pensato a come investirli? e se "NO" pensaci ora, come vedi la tua vita con tanti soldi?
Il pensiero di come conservarli, investirli, proteggerli, ti crea problemi, ansia..... e non ti vengono in mente subito delle cose importanti da farci? E' probabile che tu non abbia scoperto ancora quale è la tua missione.

Chi ha dei progetti  dettati dal cuore di solito ha anche la possibilità di realizzarli o trova velocemente i mezzi per farlo, perché attiva energie del tutto diverse  da quelle che richiama chi si sente vittima, si lamenta o spera di vincere la lotteria.
Ecco perché desiderare di avere tanti soldi  è un falso desiderio, e difficilmente sarà realizzabile, perché è privo di scopo.

Quindi abbiamo veramente bisogno di dargli un'occhiata più da vicino per accorgerci di quanto siano fasulli certi desideri.
Così il primo desiderio andrebbe letto: "Sono stufo di fare quello che faccio.... è che non so da che parte guardare per capire cosa voglio davvero.
Il secondo andrebbe letto: "Vorrei allontanarmi da tanti problemi che non mi riguardano, vorrei occuparmi di cose per cui valesse la pena sprecare energia, ma  non so bene cosa mi piacerebbe.
Ognuno di questi desideri in realtà si può tradurre con la domanda a se stessi: "Cosa voglio davvero?" Quindi il vero desiderio in tutti e due i casi è " lo scoprire cosa voglio".
E questo desiderio ci rivela che c'è squilibrio a livello del terzo, quarto e quinto chakra, che sono rispettivamente:
quello della soddisfazione di sé, dell'amore, e della comunicazione. Scopri  qui come riequilibrare questi chakra.

Mentre il desiderio di vincere la lotteria, spesso nasconde una profonda ed eccessiva preoccupazione, che assorbe tutta l'energia, perché lo stress e la paura della quotidianità e di come sbarcare il lunario sta prendendo il sopravvento  e andrebbe letto: "Vorrei liberarmi dalle mie paure più profonde."
Vuoi un buon modo per iniziare a farlo? andando a riequilibrare il primo e il secondo chakra.

Se poi fosse reale il desiderio di andare a coltivare le patate, che bisogno avresti di desiderare di vincere la lotteria? Ma no! Il fatto di aver bisogno di vincere la lotteria, nasconde sempre uno squilibrio nel primo e secondo chakra, ma con in più il senso di colpa, che richiede sempre un riscatto (retaggio di stampo religioso), che in questo caso sarebbe andare a coltivare le patate....
E comunque se fosse questo il vero desiderio, perché non realizzarlo subito? In fondo non occorre un gran patrimonio per mettere su un orticello!

E allora mettiamo un po' di attenzione quando formuliamo i nostri desideri!                        
Il mio maestro di meditazione ci metteva in guardia dai desideri, non perché sia scorretto il desiderare, ma diceva: "attenzione a quello che desiderate, perché potreste ottenerlo!"
Non vorrete ritrovarvi davvero in un'isola deserta in cerca di cibo, o con un mucchio di preoccupazioni finanziarie mentre coltivate le patate.....?!

Chi realizzando la propria missione nel mondo è felice di condividere con gli altri il frutto del proprio lavoro ricco di scopo, di solito può anche concedersi dei lussi in più e questo spesso suscita invidia.            
Una volta ci veniva insegnata la povertà come valore, perché la ricchezza porta sempre guai, si diceva. E comunque chi si arricchisce deve essere sicuramente qualcuno che fa le cose sporche altrimenti non potrebbe avere tanti soldi.
Da un lato il benessere viene sempre associato alla ricchezza economica,  ma la ricchezza di per sé non può portare benessere in toto, perché come abbiamo visto non è un valore spirituale,  e allora a maggior ragione come può esserlo la povertà?
E se la povertà fosse davvero un tale valore  come mai tentiamo tutti di non caderci mai? E perchè allora si dovrebbe sempre aiutare i poveri? Forse per sentirsi superiori a loro? Sembra che ci sia poca chiarezza in questi cosi-detti valori.
Dovremmo renderci conto che sia la ricchezza che la povertà di per sé sono semplicemente condizioni umane, che possono diventare valori spirituali solo quando, in piena consapevolezza li si adopera come mezzi evolutivi.

Invece ci hanno fatto credere che ricchezza e povertà fossero dei valori di per sé. In un caso demonizzandoti o illudendoti sulla tua superiorità e nell'altro, a volte, strumentalizzando questa scomoda condizione o facendoti sentire vittima di un destino crudele.
Ma in ogni caso, in proposito, ci siamo finora  trascinati  una certa dose di incertezza o di senso di colpa, perché tutto ciò che ci hanno insegnato non ci ha mai fatto capire  bene a cosa puntare.
Così che  queste due condizioni hanno da sempre creato antagonismo e  sono anche state  motivo di  gravi conflitti interiori.

Ci si basa su questi presunti valori  per convincere le masse che c'è la crisi.
Di questi tempi quello della povertà, che ti dice che bisogna adattarsi, che bisogna stringere la cinghia.... così magari mentre ti sacrifichi ti avvicini di più a Dio è quello più frequentato, anche se in pratica ti ci senti ingabbiato!
E così  si crea la paura e  il disorientamento nella mente delle persone.

Secondo la logica corrente fare sacrifici e smettere di spendere denaro dovrebbe risollevare la situazione o quantomeno portarci a soccombere il più tardi possibile.

Ma la soluzione per il cambiamento non sta né dalla parte della ricchezza né dalla parte della povertà, la soluzione è trovare il proprio centro e vibrare su frequenze diverse da quelle della paura, è staccarsi da certi luoghi comuni, è fare ciò che serve alla nostra "evoluzione spirituale", è seguire la nostra guida interiore, che mai è disgiunta da quello che è la nostra missione nel mondo.

Puoi star certo che se avrai raggiunto un buon equilibrio e con esso una buona comunicazione con te stesso avrai scoperto come allineare la mente al cuore, in modo che i tuoi desideri siano quelli reali, cioè epurati da complicazioni, panegirici o altre mistificazioni.

Questi sono valori veramente impagabili!
E il benessere economico? ...Se sarà importante per la tua evoluzione arriverà,  in proporzione ai progetti che vorrai realizzare!

Dedicato alla tua rivitalizzazione.



venerdì 14 giugno 2013

Serendipity, magia in azione


"Quando la soluzione è semplice è Dio che sta rispondendo"
Albert Einstein 
Tutto nel mondo è energia e vibrazione, anche le parole che emettiamo, (suoni) luci, colori, forme, sono frequenze che possono  risuonare con la nostra struttura molecolare e addirittura con il nostro DNA fino a trasformarlo.

Vengono definiti miracoli quei fenomeni che la scienza non sa ancora spiegare, quel qualcosa che  avviene su un altro piano di realtà e su frequenze che non siamo abituati a contattare.

Le esperienze vissute nel tempo, i traumi, le emozioni tristi o spaventose, hanno fornito la capacità ai nostri sistemi di reagire a determinati stimoli. Tali reazioni  tradotte in fisica quantistica sono classificabili in frequenze più o meno alte. Le note musicali sono un ottimo esempio di vibrazioni che mutano frequenza.
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Il sistema nervoso di ognuno di noi si tara su certe frequenze che corrispondono alla propria "zona di confort", che nulla ha a che vedere con la comodità, anzi a volte è esattamente il contrario, ma questo non ci convince affatto, che sarebbe meglio uscire dai vecchi schemi abitudinari.

Così restiamo incollati a delle convinzioni del tipo: "Prima o poi qualche malattia o la crisi ci colpirà,  o bisogna stare attenti ai ladri", "Hai sentito"? e incominciamo con l'elenco della cronaca nera degli ultimi telegiornali coltivando paura su paura, come quella della povertà, della solitudine, ecc...) e non sappiamo che più pensiamo a questi eventi tristi e paurosi, più vibriamo su quelle frequenze, fino ad attrarre a noi ciò che temiamo.
Se ci accorgessimo che ogni giorno viviamo lungo percorsi tracciati dalla nostra mente, ci potremmo accorgere anche di essere ingabbiati in questi percorsi e che siamo per lo più guidati da reazioni automatiche che come descritto sopra ci remano contro.

Uscire da questi meccanismi non è sempre semplice, ma già sapere che ci siamo dentro può indurci a voler  cercare la via d'uscita.
E' la consapevolezza di questa nostra condizione, che può darci la spinta a voler uscire da  quegli automatismi che a sempre più persone cominciano a stare stretti. 
Roy Martina, un grande maestro dei nostri tempi, nel suo ultimo libro Christallin- la magia della guarigione ci insegna a cambiare le nostre frequenze intervenendo addirittura sulla modificazione del nostro DNA..

Spesso sono piccoli pensieri, che danno inizio a qualcosa,  noi diciamo per caso, mentre è invece un desiderio di cui ancora non abbiamo coscienza o che abbiamo dimenticato in qualche angolo della nostra memoria, che si affaccia prepotente al di là, ci sembra, della nostra volontà. 

E' allora che cominciano a succedere avvenimenti sincronici, piccole e straordinarie combinazioni, che ci fanno meravigliare.
Qui comincia Serendipity, ovvero quella che di solito ci limitiamo a definire una felice coincidenza, ma che in realtà ha grande importanza e che meriterebbe tutta l'attenzione  per iniziare un percorso di maggior consapevolezza e per scrutare in quelle che sono le nostre reali possibilità, fino a raggiungere il luogo dove le "magie" si compiono consapevolmente.

Certi avvenimenti che cataloghiamo come semplici colpi di fortuna, vanno compresi come risposte a  leggi ben determinate.

Che siamo energia che cambia forma e frequenza a secondo della volontà che ci guida e ci spinge in una direzione piuttosto che in un'altra,  lo sanno da secoli i maestri esoterici e i guru indiani, che insegnano ai loro discepoli le antiche discipline per centrarsi e rafforzare lo spirito.
Tanto che alcuni, compivano e compiono magie, fino a strabiliare le folle, perché le folle quando non demonizzano, amano essere strabiliate, senza cercare di capire.

Ma oggi tutto questo può divenire storia, perché i principi  della fisica quantistica  ci conducono alla comprensione che possiamo attingere al campo di tutte le possibilità, e compiere "magie" attraverso la conoscenza di noi stessi e delle leggi che regolano i diversi piani di realtà.


Dedicato alla tua rivitalizzazione




martedì 11 giugno 2013

Ci sprechi la vita o Il tuo lavoro ti appassiona?



Eclissi di sole + aerei  - A. Bruschetti - (copyrigth)  

    Se ami quello che fai non sarà mai un lavoro

Questa frase di Confucio, il grande filosofo cinese la cui filosofia si basava sull'etica personale e politica, sulla correttezza delle relazioni sociali, sull'onestà e sulla sincerità, secondo te significa forse che se ami fare qualcosa o hai una passione non potrai ricavarne del danaro o quantomeno la possibilità di viverci decorosamente?
Oppure sta ad indicarti di scegliere di fare nella vita ciò che ami davvero e, se a maggior ragione questo ti da anche da vivere sarà come non lavorassi affatto, tanto sei soddisfatto di ciò che fai?
Personalmente non ho dubbi, sono propensa per la seconda ipotesi.
Siamo stati tanto condizionati dal fatto che solo col duro lavoro si possa guadagnare abbastanza da sopravvivere, che quando si tratta di potersi guadagnare da vivere con le proprie passioni, siamo ormai abituati a pensare che ciò non sia possibile, oppure che se lo fosse  sarebbe perché dovremmo arrivare a compromessi tali fino a sporcare quella passione.

Così che in tempo di  crisi qualcuno crede sia preferibile guadagnare denaro per sbarcare il lunario sacrificando la propria passione e occupando il tempo adattandosi a fare un lavoro qualunque, piuttosto che far fruttare i propri talenti e farli diventare degli  utili servizi per il prossimo ricavando di che vivere.

Cos'è che spinge a ragionare in questo modo?
Sapete secondo me da cosa dipende?
In buona parte dagli automatismi di cui è stata infarcita la nostra mente e tra questi i luoghi comuni come:
"Di arte non si vive",
"Questa è solo una passione, ma se diventasse un lavoro, lo sporcherei e non lo farei più volentieri"
"Vivere delle proprie passioni è solo utopia!"
"Impara l'arte e mettila da parte"
" Bisogna essere realisti e stare con i piedi per terra!"
"Trovati un lavoro sicuro così ti sistemi!"

Vi ricordano qualcosa queste frasi?
Talmente convinti dal fatto che il denaro vada guadagnato con il duro lavoro, che piuttosto che vedere la possibilità di far fruttare i nostri sogni e le nostre passioni ed impegnarci in questa direzione, ci si convince che sia preferibile investire il nostro tempo e le nostre energie per fare un lavoro qualsiasi e di cui non ci importa niente.

Forse perché questo ci farà soffrire abbastanza, tanto da meritare un compenso in denaro?
Appunto il "vile denaro"? E qui si potrebbe aprire un intero capitolo sul come ci è stato fatto credere che il denaro sia "vile".  Altro automatismo a cui è stata educata la nostra mente!
Fino ad indurci a pensare, che tutto quello che lo procura con grazia facilità e gioia debba essere demonizzato, perché solo "sacrificandoti puoi meritarlo".

Questa visione del lavoro con sforzo, uguale a remunerazione, e passioni, uguale a nessun ricavo, dato che ti piace e ti diverti, è qualcosa di totalmente assurdo, se visto da un altro punto di vista....
Le crisi come l'eclissi, sono fenomeni passeggeri che annunciano un cambiamento, sta a noi, come fossimo aerei in volo, ampliarne la visione e coglierne il significato e il dono.
E cioè: Io merito, perché mi impegno in qualcosa che mi piace e scelgo di vivere e dedicare il maggior tempo della mia vita alla mia passione, fino a farla diventare un'arte e siccome sono diventato un esperto in questo campo, so offrire agli altri il meglio di questa conoscenza, per la quale molti amatori del settore sono disposti a pagare e così mi guadagno da vivere onestamente, con le mie passioni, divertendomi.
Non ti pare che fili?

Anzi direi addirittura che vivere delle proprie passioni è un sacrosanto diritto, o meglio ancora, diritto/dovere!
Prova  solo per  un attimo ad  adottare questa visione... liberati dai condizionamenti religiosi o di costume dettati per lo più da vizi di forma o volutamente impartiti, e potrai accorgerti che è proprio il contrario di ciò che hai creduto finora
Cioè che se mi adatto a fare qualcosa che lascia fuori le mie passioni, sacrifico e rinnego una parte importante di me, questo mi sporca, mi divide, mi uccide!  Con la visione inquinata da giudizi preconfezionati ci possiamo solo allontanare da noi stessi.

Quindi rinunceremmo alla nostra missione solo per tenere fede a degli insegnamenti sbagliati o distorti?
Bisogna veramente stare molto attenti!
Quando le nostre frequenze si abbassano è molto facile cadere nell'idea del sacrificio come sofferenza e si dimentica il sacrificio con la valenza di rendere sacro!

E più o meno voluta, la famosa "crisi" lo sai tende, se non si fa attenzione, ad abbassare le frequenze precipitosamente.
Ci rende convinti che stiamo per affondare e dobbiamo aggrapparci al più debole sostegno, mentre dentro di noi abbiamo un salvagente gigantesco. 
E allora ci serve combatterla la crisi, costringendosi a fare qualcosa che non amiamo affatto, o ci conviene solo lasciarcela alle spalle incominciando a rialzare le nostre frequenze autonomamente fino a risvegliare la creatività e far fruttare i nostri talenti?

Conosco bene il potere dell'intenzione, e so che se ne siamo convinti, abbiamo la capacità di far accadere ciò in cui crediamo, semplicemente attivandoci in quella direzione.
Siamo sempre capaci di compiere magie, lo facciamo continuamente, anche quando non ne siamo consapevoli, solo che se siamo guidati da convinzioni che ci remano contro, le compiamo a nostro svantaggio.

Abbiamo per contro  la possibilità di attivarci in modo consono alla nuova intenzione e, se ne prendiamo coscienza potremo fare un cambiamento tale, da spazzare via ogni paura e guidarci verso la nostra vera fortuna. Quella cioè di rendere sacra la nostra passione, facendo che frutti senza aver mai l'impressione di lavorare. 
Questo  è il modo in cui interpreto Confucio quando dice "Se ami quello che fai non sarà mai un lavoro"
Che, contrariamente ad ogni condizionamento ricevuto finora, per me significa "Scegli un lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita"

Dedicato alla tua rivitalizzazione



lunedì 29 aprile 2013

Hai davvero pazienza?



Le pescatrici - opera di Alessandro Bruschetti (copyright)
 "Con la sopportazione coltiviamo il rancore, con la pazienza l'amore"
  Margherita


Qualcuno crede che essere pazienti significhi subire passivamente ingiustizie o prevaricazioni, tipo mandare giù bocconi amari e sopportare ad oltranza situazioni  insostenibili, magari covando sentimenti di odio o rancore.

Sicuramente questa non è la pazienza di cui si parla quando ci riferiamo a quel sentimento d'amore che accompagna la vita con fiduciosa attesa, perché ciò che era da fare è stato fatto e  ormai dipende da noi solo la parte che concerne la paziente attesa degli sviluppi.
Come quando il pescatore getta le reti e sa che ne ha riparato tutti i buchi, conosce le correnti del luogo che ha scelto, insomma ha predisposto ogni cosa in modo che la pesca risulti proficua, a questo punto solo la pazienza e poi la sua abilità nel ritirare le reti garantiranno un abbondante pesca.

Quello che riguarda invece quel sentimento di rancore e sopportazione che scambiamo per pazienza è piuttosto un'emozione sulla quale possiamo agire attivamente invocando la benedizione della vera pazienza.
Che quando arriva fa cadere ogni critica nei confronti dell'altro, non perché non si vedano più gli errori, ma perché scatta quel sentimento di compassione, che fa si che possiamo accettare tutto e tutti  per come sono, comprendendo i loro comportamenti come il loro limite attuale.
Da questo punto di vista tutto ciò  che viviamo e che richiede pazienza, può solo insegnarci che gli ostacoli devono essere gli stimoli per guadagnare e non per perdere, autostima, fiducia, coraggio, serenità.

La vita ci insegna, che se di fatto stiamo ristagnando in una situazione che non ci piace e che non tende a sbloccarsi significa che la stiamo sopportando e che contribuiamo inconsciamente a perpetuarla quindi, o non ci abbiamo lavorato abbastanza, oppure lo facciamo in modo inefficace.

A questo punto so che qualcuno potrà dire:"ma come?.... io ce la sto mettendo tutta e tu dici che non ho fatto abbastanza o che ho sbagliato tutto!" Grazie per la comprensione!!!"
Si è vero, finora hai resistito con quella che abbiamo visto essere una tenace ed incrollabile "così detta pazienza".  

Ora la pazienza di cui ti sto parlando,  in realtà è sinonimo di resilienza, che in psicologia indica la capacità dell'uomo di affrontare le avversità della vita, di superarle e uscirne rafforzato e addirittura trasformato positivamente. Il che significa lasciare andare le resistenze per conservare le proprie energie, mentre salire di frequenze e conquistare un nuovo equilibrio sarà la naturale conseguenza della nuova visione. 
Quando scopri la vera pazienza, trovi anche la forza e il coraggio di fare cose di  cui prima non ti sentivi capace, come quella di andartene da situazioni che ti stanno strette, tanto più che sai che dovrai accettare,  per ora, di non  essere capito.  

Tempo fa se qualcuno mi diceva che non gli piaceva qualcosa di me, o qualche mio comportamento, restavo male e provavo risentimento, fino a quando ho realizzato che se io mi piaccio e soprattutto riesco ad accettarmi per come sono, qualunque critica negativa che mi venga rivolta, mi lascia emotivamente indifferente.

Fermo restando il fatto che una critica costruttiva, che punti ad un difetto, oggi riesco ad accoglierla, senza per altro mettere in discussione la mia autostima.
In coscienza però so che quando ci sono resistenze a voler ammettere una certa verità su noi stessi, più che accettare si tende a incolpare l'altro per averci giudicato aspramente.
Ecco è qui che mi sono  accorta, che desideriamo sentirci dire sempre delle cose belle, perché almeno gli altri possano accettarci, dato che noi stessi non ci stiamo accettando abbastanza. 
Ne consegue che il lavoro da fare è ancora su di noi e precisamente sull'accettazione di noi stessi.
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Se io mi piaccio le critiche le accoglierò come possibilità di riflessione, e ancora se mi piaccio ciò che io dico agli altri uscirà dal mio cuore con sincerità e amore, per questo non posso essere ferita dal fatto che l'altro fraintenda ciò che volevo esprimere, anche se di rimando mi tratterà sgarbatamente.

Potrò essere dispiaciuta per non essere riuscita a sintonizzarmi con l'altro, ma è proprio qui che entra in gioco la  vera pazienza, che passa attraverso il cuore e si trasforma in resilienza.
Oggi naturalmente quando non gradisco consigli o pareri su di me preferisco non chiederli, ma se qualcuno li esprime comunque, anche se sono negativi non mi turba granché.
E se un poco ancora mi turba realizzo che il problema è un problema di comunicazione  e allora mi chiedo se ho fatto tutto ciò che era in mio potere o se posso imparare ancora qualcosa sull'argomento.

Comprendere questo modo di essere pazienti significa lasciar andare anche l'eccesso di rigidità e di autocritica e soprattutto saper perdonare i nostri stessi errori, non per ripeterli ad oltranza, ma perché diventino delle pietre miliari che segnino il nostro cammino, e ci indichino che da quei punti non è più necessario passare.

Con questo spirito affrontare le avversità sarà più leggero, in modo particolare se ci adopereremo per ri-armonizzare la nostra luce interiore . Così invece che la brama di ottenere qualche risultato nel comportamento dell'altro, che soddisfi il nostro ego, coltivare la vera pazienza sarà un gradito compito per migliorare se stessi, nella fiducia, nel non giudizio e nel reale desiderio di cambiamento per un mondo migliore.

Dedicato alla tua rivitalizzazione



martedì 16 aprile 2013

Siamo stati creati per vivere felici



L'uomo padrone di sé pone fine a un dolore con la stessa facilità con cui improvvisa una gioia.

Oscar Wilde


Siamo stati creati per vivere felici e non per soffrire, bensì  per espanderci in ogni direzione, non alla conquista di nuove terre, né al predominio sugli altri, ma alla conquista di noi stessi, per affermare il nostro potere personale e i nostri talenti, oltre che per offrire il nostro servizio e i nostri doni.

Tutti i dogmi, i condizionamenti delle religioni, gli insegnamenti distorti, ci hanno fatto credere che siamo colpevoli, che non valiamo nulla, o che non siamo all'altezza delle situazioni e quindi dobbiamo volare basso e uniformarsi alle leggi del branco.
Da questi valori sono scaturite le guerre e le miserie del genere umano, ma questi sono oramai vecchi e inutili fardelli.... alleggeriamoci!
E’ come se ci trascinassimo dietro un forziere pieno di banconote delle vecchie lire, con la convinzione che siano ancora valori utili e pretendessimo di spacciarle per buone.
Quanta energia sprecata!

Senza che ce ne accorgiamo il nostro subconscio opera nell'ombra, il suo unico scopo è quello di far sopravvivere l' insana emozione della paura
Ogniqualvolta ci apprestiamo a desiderare qualcosa di nuovo e di bello per noi, ecco la forza dell’inconscio, pronta a dissuadere la nostra mente: "No non farlo può essere pericoloso"! oppure se ci apprestiamo ad abbandonare vecchie e obsolete abitudini: "E' la sola cosa che ti rimane, se togli anche questa cosa ti rimarrà"?

Non possiamo esimerci dal riconoscere che a volte siamo in chiusura ed a volte in apertura verso il mondo.

Così, che pare che dentro di noi alberghino due persone, ed è esatto!
Quella che agisce in chiusura è la parte che ha fatto esperienze traumatiche  che sa che quell'esperienza lo ha portato ad un risultato indesiderato, quindi questa volta pensa che potrà evitarlo difendendosi con la paura perché oramai sa come funziona.
Nulla di più sbagliato! Questo è il trucco per immobilizzarti e impedirti di progredire.

Il ricordo di quell'esperienza e del suo  risultato,  sebbene sia oggi  visto con gli occhi di un adulto, porta con sé il peso di un condizionamento profondo avvenuto nell'infanzia.
La cristallizzazione del trauma avvenuto allora impedisce di trovare il coraggio di sperimentare il nuovo, così che a segnare i comportamenti di noi adulti sono  esperienze vissute decine e decine di anni fa.

Occorre fare una totale pulizia di tutti i traumi vissuti nel passato e cancellarne la memoria a livello cellulare.
Come fare?! Oggi abbiamo svariati strumenti per farlo sia a livello fisico che emozionale. Ad esempio eccone alcuni utili in un percorso di consapevolezza: La meditazione guidata per il riequilibrio dei  sette chakra   
Ottimi anche i fiori di Bach, veri e propri armonizzatori emozionali
Fare uso di  una corretta respirazione, dalla quale sappiamo di poter trarre energia vitale;
Senza dimenticare il movimento in cui il corpo è protagonista.

Certo a volte la paura gioca il ruolo determinante perché ci si viene a trovare non di fronte all'emozione che possiamo riconoscere, ma siamo tanto influenzati dalla paura, da assumerne tutti i comportamenti senza neppure più riconoscerla.
Se resteremo fermi nella volontà di continuare su un percorso di crescita personale e di riequilibrio volontario, ci sarà concesso di trovare la strada che ci porterà, non solo ad allontanarci da questi traumi passati, ma ai nostri occhi si aprirà la visione di una nuova realtà, perché ad ogni nuova azione che compiamo con il cuore aperto e uno spirito sgombro dalla paura saremo sorpresi da come  i risultati saranno totalmente diversi da quelli del passato.

Fare chiarezza e vedere tutte le paure, i timori, le resistenze, gli auto-sabotaggi scomparire, ci renderà consci che tutto ciò che ci frena non è più degno di essere preso in considerazione. Man mano ci renderemo conto, che non serve più nessuna resistenza, quando, saldi nella nostra conquistata volontà, spinti dal desiderio di cambiamento vorremo trasformare tutti i vecchi condizionamenti in abilità positive ed arricchenti.

Nell'inconscio risiede una grande potenzialità mal utilizzata fino ad ora dalla maggior parte di noi.
Il nostro compito è farla diventare nostra alleata non in chiusura, ma in apertura, perché possa sprigionare tutta la sua forza e la sua grandezza.
Così mentre svilupperemo, con impegno costante, tutto il potenziale dei doni che abbiamo ricevuto,  ci accorgeremo che tutto ciò coincide con  le passioni e i desideri della nostra vita.

Conquisteremo nuovi valori come la consapevolezza, che siamo esseri divini e che compiamo un’avventura su questa terra per godere, condividere e offrire agli altri  tutti i doni, che abbiamo coltivato per la nostra gioia, e per la gloria della vita stessa.

Dedicato alla tua rivitalizzazione

giovedì 14 marzo 2013

Come realizzare desideri e preghiere: istruzioni per l'uso.





Una sola cosa ti collega con l’esistenza ed e’ la gratitudine. ....E proprio questo e’ lo stato di un uomo religioso. ....Religiosità e’ la gratitudine che provi per l’esistenza. Allora cominceranno ad accaderti dei miracoli. E ti si apriranno le porte dei misteri.
 Osho – The Invitation




Il sole sorge all'alba e tramonta la sera
Dopo l'estate viene l'autunno, segue l'inverno e poi arriva la primavera.
La pioggia nutre la terra e la terra ci dà i suoi frutti.

Vi chiedete perché mai dico queste banalità?
Queste sono leggi della natura che conosciamo così bene, tanto puerili che se qualcuno ce le fa notare sembra quasi un'offesa alla nostra intelligenza.

In realtà noi abbiamo la certezza ogni giorno che quello che sappiamo così bene si ripeterà anche domani.
E come potremmo chiamare questa certezza se non fede o meglio ancora "sapere".
Sapere è diverso dalla speranza è diverso dal crederlo possibile, lo sappiamo che questo succede davvero, ne abbiamo esperienza!
Solo quando preghiamo con questo tipo di certezza sboccia in noi la gioia e la gratitudine per ciò che stiamo ricevendo. 
E' vedere già i nostri sogni realizzati, il vero senso della fede nella preghiera.

Proprio tutte quelle che potrebbero essere giudicate fantasticherie, anticamente si chiamavano preghiera, e chi la praticava in questo modo possedeva le chiavi di questo segreto.
Come le abbiamo dimenticate e come ritrovarle ce lo illustra lo studioso e geologo informatico nonché ricercatore spirituale Gregg Braden nei suoi libri "la scienza perduta della preghiera" e "l'effetto Isaia".
Tenterò di spiegare semplicemente con piccoli esempi ciò che Braden ci insegna  in questi sui testi frutto di annose ricerche.

Il risultato della preghiera, come quello dei desideri che esprimi sarà differente se poni l'attenzione sul cosa vuoi o sul cosa non vuoi. 
Questa semplice distinzione può fare la differenza per ottenere o meno ciò che desideri.

Dici di desiderare più abbondanza, un adeguato lavoro, piuttosto che un compagno/a, una nuova automobile, la salute ecc... e i tuoi pensieri dove vanno?
Per lo più sono orientati alle carenze che si stanno manifestando nella tua vita, alla carenza di finanze, a quanto sarà difficile trovare un lavoro, a quanto soffriamo di solitudine, a come ci è impossibile acquistare una nuova auto o a combattere o resistere a sintomi dolorosi, senza occuparci di come stiamo attraendo tutto ciò, mentre magari ci compiangiamo e guardiamo con invidia chi sta meglio di noi.

Questo modo di pensare ci porta verso l'emozione della paura, della rabbia e dell'impotenza e il risultato di queste emozioni saranno sentimenti di sconforto e di sfiducia, fino a diventare sintomi fisici.
 Perfino l'ansia e la difficoltà a respirare sono frutto di questi pensieri.
Tutti questi atteggiamenti mentali ed emozionali ti faranno dire mentre preghi " si ci vorrei sperare, ma lo vedo praticamente impossibile".

Perché il presente ristagna nella situazione di sconforto e sfiducia senza vedere la possibilità di realizzazione della nostra preghiera? La riposta è già nella domanda stessa!
Lo  sconforto e la sfiducia sono le motivazioni che attraggono la negatività.
La nostra mente lavora in automatico, quando formuliamo mentalmente le preghiere che contengono i desideri che ci farebbero felici.
E cosa otteniamo? Esattamente ciò che ci fa paura e che sentiamo di non volere. Scarsità, solitudine, depressione, dolore.
E' un meccanismo inconscio che abbiamo l'abitudine di adottare senza neppure esserne consapevoli.

Ci sono leggi tanto semplici, che potremmo utilizzare a nostro favore, se solo ci ponessimo attenzione.
Ci sogneremmo forse di accendere i caloriferi d'estate o di tenere le finestre spalancate d'inverno?
Se desideriamo che il nostro giardino sia verde e rigoglioso ci potremmo meravigliare se lo trovassimo secco e ingiallito se non lo abbiamo mai annaffiato?
Tutto il mistero sta proprio qui: il modo più o meno congruente in cui esprimiamo un desiderio o formuliamo una preghiera.

E' tanto semplice che non ci badiamo, noi chiediamo qualcosa con la mente, ma tutto il resto di noi, le nostre emozioni e i nostri sentimenti, e persino le nostre azioni stanno andando nella direzione opposta.
Questo è il meccanismo che scatta dentro di noi quando le nostre preghiere o i nostri desideri sembra che non si realizzino.

Entreresti forse in una concessionaria per l'acquisto di una nuova auto, rivolgendoti al venditore così: "Povero me come sono disgraziato/a non ho un soldo, mi piacerebbe avere quell'auto, ma so di non potermela permettere, sarebbe così gentile da regalarmela?"
Quanto meno il concessionario sarebbe alquanto sconcertato dalla tua richiesta e non ti prenderebbe certo sul serio.
Potresti prendertela con lui perché non ottieni l'auto?
Questo è più o meno quanto facciamo quando formuliamo desideri o preghiere che non si realizzano.

Credo piuttosto che andando dal concessionario lo saluteresti con grazia, magari anche elogiando la  marca delle auto che vende, poi gli chiederesti che cosa vuoi spiegando come mai vuoi proprio quell'auto e il perché ne sei davvero entusiasta.
Sapendo che ti apprestavi a fare un acquisto costoso ti sarai fatto sicuramente i tuoi conti tra debiti e crediti in sospeso.
Una volta presa la decisione faresti la tua ordinazione, lo ringrazieresti  cortesemente, con la certezza che l'auto arrivi al più presto perché l'hai pagata o hai fatto un contratto di pagamento.
Te ne andresti felice e soddisfatto ringraziando anticipatamente per la gioia che hai ricevuto.
Tutta l'operazione ha avuto una sequenza logica e congruente.
Ti è servita la speranza ? Ti è bastato avere  fede? o piuttosto ti è servito sapere come fare e soprattutto avere i requisiti necessari per l'acquisto? 

Così  è anche quando preghiamo!
La formula è semplice:
sentire sufficiente amore per  la cosa che chiedi, sentire la certezza di meritartela, sentire la gratitudine per ciò che hai appena ottenuto.
  
Questo è  quanto occorre quando vogliamo che i desideri o le preghiere  si realizzino.
Ti do atto che può sembrare  difficile ottenere questi requisiti,  forse ti occorrerà lavorare un po' su te stesso per ottenerli, ma presto potrai verificare da solo quale grande alchimia scatena l'unione di amore, fiducia e gratitudine. 
E' qui che con vera maestria potrai vedere entrare in gioco il cambiamento tanto auspicato
E  questo può accadere  con la ricerca della piena integrità che potrai ottenere   accordando i sentimenti e le  emozioni  alla tua mente.
La legge di attrazione risponde in conseguenza a quello che sono i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre azioni. Se c'è congruenza tra questi tre aspetti di noi,  preghiere e desideri saranno esauditi.
L'universo ci chiede in cambio solo gratitudine.

Alleniamoci quindi a dire grazie anche per tutto ciò che già abbiamo, al posto di dare tutto per scontato! Se poniamo attenzione troveremo molte cose meravigliose per cui essere grati e quando vedremo avverarsi i nostri desideri vorrà dire che avremo ritrovato  a pieno l'antico segreto della preghiera che include il vero amore, la saggezza, e  la pace interiore.

Dedicato alla tua rivitalizzazione


mercoledì 6 marzo 2013

La forza del pensiero




"Colui che guarda all'esterno dorme, colui che guarda all'interno si risveglia"                                                 


                                                         Carl Jung



Vi siete mai chiesti come mai è tanto difficile ottenere qualcosa con la sola forza della volontà?
La nostra vera forza è nascosta nell'ombra.

Avete presente un iceberg?
La parte emergente pare enorme, eppure la parte sommersa è molte volte più grande.
Ebbene questo è il paragone che si potrebbe fare tra la parte della nostra volontà, parte cosciente e la parte sommersa, quella che molti definiscono l'ombra o inconscio.

Quando si è instaurato un sistema di condotta nelle nostre abitudini e con la volontà vogliamo contrastarlo, noi non ce ne rendiamo conto, ma è come se comandassimo alla parte emersa dell'iceberg di andare in una direzione, mentre l'altra parte quella nascosta viene sospinta nella direzione opposta da tutte le forze dell'inconscio.

Per questo motivo quando decidiamo di ottenere qualcosa con la sola forza di volontà, faremo grande fatica.
Per questo motivo si vive in perenne conflitto tra il volere qualcosa e lo sforzo immane per ottenerlo.
Se la resistenza è più grande della volontà si fallisce.
Qualcuno potrebbe pensare, che fare qualche cosa per rafforzare la volontà potrebbe essere una buona strada.

Anche se rafforzare la volontà aiuta ad essere più disciplinati, i nostri desideri spesso non possono essere esauditi, perché il nostro subconscio rema contro la nostra decisione.
Quindi rafforzare la volontà non farà che inasprire la lotta mettendo in gioco maggiormente le forze sommerse.

Chi guida queste forze che quasi sempre hanno la meglio sulla nostra volontà?
Queste forze sono, guidate dalle esperienze del passato, che ci hanno visto fallire, dalle convinzioni createsi in seguito ad emozioni distorte, dalle credenze nostre e di chi ci ha educato, che hanno convinto l'inconscio che siamo impotenti o non meritevoli.

Insomma il famoso inconscio collettivo fa da guida a queste nostre forze.
A causa di tutte queste convinzioni distorte il nostro inconscio ha forgiato il suo carattere, di cui oggi è costituito.
Esso non ha mai buttato nulla, non poteva farlo!

Quando qualcuno, in genere delle autorità, dicevano una qualsiasi cosa, il subconscio la immagazzinava senza poter discernere.
Era una forza senza direzione alla quale qualcuno dava una direzione.

Poi sono cominciate ad arrivare le indicazioni contraddittorie e allora la cosa si è fatta sempre più difficile, l'inconscio stesso non sa neppure più quale direzione prendere, a chi dare ascolto.
E allora si chiude nella sola emozione che gli rimane, la paura che lo immobilizza e sabota i nostri migliori propositi per impedirci di realizzarli impedendoci anche qualsiasi cambiamento. 

Ecco spiegata la forza delle resistenze, che si manifestano per farci desistere dalle nostre migliori ispirazioni e desideri.

E se potessimo darla noi stessi una direzione a questa forza?

Si può, è un sogno che per qualcuno si sta già realizzando.
Per riuscire a buttar via tutto ciò che ci danneggia e ci scoraggia, le vecchie obsolete esperienze, le frustrazioni, che fanno parte di un passato ormai morto,occorrerà fare fatica, ma questa verrà ben presto ricompensata perché potremo illuminare quella forza senza direzione.

In questa nuova era c'è già chi ha aperto la via, e il supporto di tecniche al corpo come la respirazione consapevole, e altre rivolte a ridarci un nuovo equilibrio, ci aiutano in questa nostra grande impresa.
Ecco perché oggi abbiamo la possibilità di indirizzare la forza verso molti nuovi valori, che possiamo sostituire ai vecchi.
L’amore e il perdono verso noi stessi e verso gli altri, la fiducia, l’integrità, l’autostima, il coraggio, la pace.

Completato questo lavoro potremo vedere senza sforzo l’esaudirsi e la realizzazione dei nostri più grandi desideri.
Tutto l'iceberg verrà sospinto istantaneamente nella situazione voluta, perché non ci sarà più alcun contrasto tra quello che desidera il cuore, la mente e anche l'inconscio.
La forza, libera dalla paura e dalle resistenze potrà manifestarsi in tutto lo splendore dei suoi preziosi valori.

Questa è la nuova direzione, in cui avremo a disposizione tutta l'energia che stava nell'ombra, e saremo in grado di attingere alla nostra creatività, che unita alla volontà di agire dà origine alla "forza del pensiero"

Dedicato alla tua rivitalizzazione.

Margherita




lunedì 28 gennaio 2013

I sette specchi Esseni (parte seconda)





La vita ce lo  insegna ogni giorno: esistono sempre, dentro e fuori di noi due principi, che alcune culture come la nostra identificano con bene e male.

Ma  visti dal punto di vista  dei principi del Tao e della medicina cinese essi vengono chiamati Yin e Yang e rappresentano i due opposti, complementari tra loro, che andrebbero ben integrati e equilibrati per farli convivere pacificamente, affinché si diano supporto reciproco, anziché combattersi.

Con questa premessa continuiamo ad analizzare e commentare  il mistero dei sette specchi Esseni, che sono stati oggetto di studio da parte del geologo e ricercatore spirituale  Gregg Braden che li ha portati alla conoscenza del pubblico, attraverso una conferenza intitolata  "Camminare tra i mondi".
Egli sostiene che noi che viviamo in quest'epoca abbiamo ancora un piede nella vecchia concezione del mondo e un'altro nella nuova realtà.

Perché specchi?  La metafora calza benissimo, perché lo specchio ci permette di vederci come non potremmo mai altrimenti.
Dunque continuiamo il percorso:

4) Il quarto specchio Esseno riflette e ti fa riflettere sulle  dipendenze. Gli eventi e le scelte che fai nel corso della vita ti portano a dipendere da qualche cosa al punto che non sei più in grado di farne a meno. Possono si essere dipendenze da droga, tabacco, alcool, ma anche altri sono gli aspetti compulsivi che ti fanno addirittura riorganizzare la tua vita per poterli accogliere, qualcosa di più sottile come il controllo in famiglia o in azienda, la dipendenza dal sesso, o il possedere o generare denaro,  tutte cose che quando diventano ossessive prendono il sopravvento su di te.
E per tener fede a questi, che a volte chiami anche valori, abbandoni a poco a poco la vita che più ami, ma quando sollevi il velo del quarto specchio prendi coscienza che stai tradendo te  stesso.

5) Il quinto specchio ci permette di vedere il perché abbiamo vissuto la nostra vita in un certo modo.
Riflette la possibilità, che quello che hai assorbito dalle azioni dei genitori nei tuoi confronti rispecchi quello che senti nei confronti della  Madre e Padre celesti, cioè dei tuoi creatori in qualsiasi maniera tu li concepisca.
Quindi ciò che senti provenire dai tuoi genitori è il riflesso di ciò che senti nei confronti di te stesso e del divino.
Se ad esempio ti senti giudicato o rifiutato per non aver fatto abbastanza, ( anche se ti sei adoperato al massimo) o credi di non avere realizzato ciò che ci si aspettava da te,  questo specchio rivela quello che pensi di te stesso, cioè hai la percezione di non meritare l'approvazione, prima di te stesso, poi dei genitori e poi su, su fino al Creatore.
Sollevare il velo di questo specchio ti fa uscire da questa credenza e favorisce una comunicazione pacifica.

6) Il sesto specchio ha un nome piuttosto spaventoso " l'oscura notte dell'anima".
Di per sé questo specchio non è portatore di sventure, anzi ci ricorda che la vita e la natura tendono  sempre  all'equilibrio e che ci vuole un essere magistrale per bilanciare quell'equilibrio.
Questo è lo specchio della comprensione ad un livello superiore, dove emergono tutti i condizionamenti vissuti per millenni e la presa di coscienza ci illumina su tutto ciò che nella nostra vita, su di noi e su nostri rapporti non ha trovato fino ad ora un autentica chiave di lettura. E' lo specchio della verità rivelata attraverso l'intuizione del terzo occhio, esclude la mente, l'emozione  il sentimento. Ti fa vivere le esperienze da un punto di vista del tutto nuovo mettendoti completamente a nudo.
Non si arriva a vivere la rivelazione di questo specchio se non si è pronti per farlo. Ogni volta che la vita ti mette di fronte  un problema ti dà anche la possibilità di risolverlo. 
E' un'esperienza dalla quale esci grandemente rafforzato nell'animo, anche se per certi aspetti dovrai ricominciare da capo, ma la tua percezione di te ora è più grande. E' la conquista della fiducia vera nella vita e in te stesso, e mentre ritorni tutto intero a questa realtà esprimi i livelli più alti di maestria.

7)Il settimo specchio Esseno dei rapporti umani è il più sottile e per certi versi anche il più difficile. E' quello che ti da la possibilità di ammettere che ogni esperienza di vita è perfetta così com'è. Ammesso e non concesso che le aspettative degli altri sui risultati della tua vita siano quello che a te occorre per la tua realizzazione, con questo specchio sei  invitato a vivere i tuoi successi o i  tuoi fallimenti senza paragonarli a niente.
Facendo uso di un metro esterno per essere soddisfatto o meno di te stesso sei stato fin ad ora condizionato dal parere di qualcun altro.
Il settimo specchio ti invita ad ammettere che qualunque aspetto della tua vita sia perfetto, per ciò che ti occorre, in qualsiasi momento e qualsiasi  ambito della tua vita stia prendendo in considerazione. L'invito di questo specchio è quello di non paragonarci a niente e nessuno ed essere noi stessi il nostro riferimento per i risultati che raggiungiamo.

Ed eccoci giunti alla fine di questo viaggio attraverso gli specchi Esseni.
Occorre fare un po' più luce sulle credenze, che tengono la nostra mente e il nostro cuore lontano dalla gioia che ci attende da tempo immemorabile.
Il risveglio di quelle parti ancora dormienti in noi è a portata di tutti per accedere alla realtà del mondo nuovo, in cui troveremo pace e nutrimento, se sapremo fare la scelta dell'amore invece di quella della paura.

Sono i rapporti con gli altri che ci danno la misura di ciò che impariamo ogni giorno e della nostra avvenuta guarigione. E per dirla con Gregg Braden. .... noi diventiamo il beneficio di questa guarigione e la portiamo in noi nel sogno ad occhi aperti della vita camminando fra i due mondi del cielo e della terra

Dedicato alla tua rivitalizzazione

Margherita


venerdì 18 gennaio 2013

I sette Specchi Esseni (parte prima)




I nostri rapporti umani spesso sono conflittuali, ma potremmo imparare un nuovo modo di comunicare con l’altro,  tale da  poter comprendere il senso della dualità.

Il giudizio e l’arroganza spesso ci rendono ciechi di fronte a  degli atteggiamenti mentali fuorvianti, che abitualmente adottiamo nel corso della nostra vita.

I sette specchi Esseni delle relazioni fanno luce su questi atteggiamenti  mostrandoci un altro modo di approcciarsi agli altri, che può farci riflettere e farci prendere coscienza, che per uscire dal conflitto occorre sviluppare le qualità di cui siamo carenti.

La ricerca sugli Esseni ci porterebbe  a discutere a lungo e in modo alquanto dispersivo se questo antico popolo  fosse una setta di estremisti  guerriglieri rivoluzionari, che combattevano strenuamente ogni forma di male, oppure fossero dei medici e guaritori  molto evoluti spiritualmente tanto da essere in contatto con esseri soprannaturali quali gli angeli, che già all'epoca venivano considerati frequenze di luce.
Ma forse queste due apparenti contrastanti versioni possono trovare una loro collocazione e un punto d'incontro nel libro Il vangelo Esseno della pace che potrebbe fare già un po' di chiarezza.

Quello che si è potuto sapere sugli Esseni ci è pervenuto in massima parte dalla decodificazione dei rotoli di Qumram ritrovati nel 1947 circa.
 Di certo si sa che essi vissero all'epoca del Cristo, e che quindi il Gesù storico ha avuto contatti con loro, anche perché all'epoca sette e comunità a sfondo religioso erano fiorenti in Palestina.

Per cui, se gli Esseni appartenessero ad una semplice setta dentro o  fuori dalla comunità ebraica o fossero dei grandi maestri poco importa perchè trovo, che quella degli specchi sia una profonda analisi delle inter-dipendenze tra le nostre emozioni e l’ambiente nel quale le agiamo. 
Direi che  vale la pena di prendere in considerazione queste classificazioni, anche alla luce delle nuove scoperte relative alla fisica quantistica, che ci parla di frequenze e collegamenti sottili tra tutti gli esseri.

La ricerca costante dell’armonia potrebbe essere il nuovo paradigma, dove le parole del Cristo troverebbero il loro compimento. "Voi avete udito ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico, ma io vi dico amate quelli che vi odiano"   
  
1) Il primo specchio Esseno ci svela il mistero di  quello che sentiamo e siamo nel momento presente.
Se ad esempio rispondiamo a qualche provocazione con comportamenti di rabbia e paura, questo è ciò che le nostre frequenze emanano nell’ambiente e che vengono raccolte da chi ci ributta addosso queste emozioni. Allora non potremo far altro che risuonare con esse rispondendo con rabbia e paura fino a quando non decideremo volontariamente di uscire da queste emozioni. 
Ma se le nostre frequenze emanano gioia, altruismo o altri sentimenti positivi, l’ambiente rispecchierà  questi comportamenti e noi saremo in grado di vedere come ci stiamo relazionando in quel momento.

2) Il secondo specchio esseno si differenzia  dal primo perché non rispecchia ciò che proviamo, ma riguarda il giudizio che noi diamo ai comportamenti delle persone con cui interagiamo.  Se  facendoci la domanda: "sono io stesso a comportarmi a quel modo?" possiamo rispondere onestamente di no, allora significa,   non che stiamo vivendo quelle problematiche, ma che le stiamo giudicando. E questo può succedere sia che si tratti di rabbia, paura, rancore o anche gioia e divertimento. Ad esempio: “che ci sarà tanto da ridere?” “ ma tu ti diverti!” detti con malanimo sono giudizi dei quali possiamo prendere coscienza.
La scoperta di questo secondo specchio ci dà la consapevolezza di cosa stiamo giudicando.

3) Il terzo specchio Esseno è uno dei più facili da riconoscere perché si tratta di quello che normalmente potremmo definire il colpo di fulmine. 
Incontriamo una persona per la prima volta e guardandola negli occhi la sentiamo così familiare e sentiamo un’attrazione magnetica verso di lei, che ci fa provare effetti fisici anche sconvolgenti.
In questo caso dovremo prendere in considerazione il fatto che durante la nostra vita per poter sopravvivere a esperienze dolorose abbiamo dovuto rinunciare a qualche parte di noi, che invece ci si rivela attraverso gli occhi di quello sconosciuto/a.
Ad un tratto sentiamo il bisogno di stare con lui/lei perché percepiamo, che potremmo ritrovare la nostra interezza.
In questo caso la domanda da porsi  è "Che cosa ha lui/lei che invece io ho dovuto abbandonare o ho ceduto, o mi è stato portato via?"
Vi sorprenderà il fatto che imparando a farvi questa domanda, questa sensazione di familiarità potremmo provarla con chiunque.
E' ritrovando queste parti mancanti dentro di noi,  che possiamo indurre un vero cambiamento e ricomporre l’interezza della nostra anima.
Attraverso questa conquista  potremo vivere in pace con noi stessi e con gli altri proiettandoci in un esperienza di vita del tutto nuova.


Dedicato alla tua rivitalizzazione

I prossimi specchi nel prossimo post